«Il salario minimo deve corrispondere al salario minimo contrattuale». Il presidente delle Acli Roberto Rossini lo ha ribadito ieri, 17 luglio, durante l’audizione in Commissione Lavoro della Camera dei deputati in merito alle norme concernenti l’istituzione della retribuzione minima oraria. «Con la definizione di un salario minimo orario c’è il pericolo concreto di creare un sistema binario tra minimi legali e minimi contrattuali, con il rischio che i primi assorbano i secondi», ha spiegato.

La strategia indicata dalle Acli è quella di «rafforzare la via italiana al salario minimo e cioè quella della contrattazione collettiva. Dobbiamo riconoscere l’esistenza di situazioni molto gravi – ha ribadito il presidente delle Acli -, dove il salario è davvero al di sotto di ogni cifra immaginabile». Ecco perché «sarebbe molto utile un’Authority alla quale assegnare i compiti di controllo sull’applicazione dei contratti nazionali e sulla scelta del contratto più giusto, lasciando però che la definizione della cifra oraria avvenga tra le parti, nel rispetto delle leggi dello Stato. Crediamo sia il momento di pensare ad una legge sulla rappresentanza sindacale – è la conclusione di Rossini -, dando così piena attuazione all’articolo 39 della Costituzione e alla possibilità di estendere erga omnes la validità dei contratti nazionali».