Russia, Ue: «Arresti e violenze devono cessare immediatamente»

A chiederlo, il commissario per i diritti umani Mijatovic, in una lettera al ministro degli interni russo Kolokoltsev, dopo gli interventi della polizia nelle dimostrazioni

«Sollevare una serie di questioni di diritti umani legate agli interventi della polizia nelle dimostrazioni che si sono svolte in molte città russe nelle ultime settimane». Questo l’obiettivo della lettera inviato al ministro degli interni russo Vladimir Kolokoltsev da Dunja Mijatovic, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, nei giorni corsi, resa nota solo  ieri, 11 febbraio. Dimostrazioni che non erano autorizzate, riconosce Mijatovic, ma erano pacifiche; è vero che questi eventi possono essere rischiosi in tempo di Covid, ammette, ma «il controllo delle proteste non sembra aver risposto in modo appropriato alle considerazioni di salute pubblica».

A supporto, il commissario europeo cita i «numeri senza precedenti» di arresti effettuati secondo la ong Ovd-Info durante le manifestazioni del 23 gennaio (4.033 persone, di cui 49 giornalisti, in 125 città), 31 gennaio (5.754 persone, di cui 91 giornalisti, in 86 città), 2 febbraio (1.463 cittadini in 10 città). E riguardo a questi numeri, «chiede rispettosamente chiarimenti e commenti sulla politica, i metodi e le indicazioni del ministero dell’Interno riguardo allo scioglimento di assemblee pacifiche». Non solo: la rappresentante del Consiglio d’Europa chiede anche «chiarimenti sui motivi degli arresti di giornalisti e operatori dei media» che riferivano delle manifestazioni. «Sono stata particolarmente costernata – si legge nella lettera – nel ricevere numerose segnalazioni di uso eccessivo della forza e violenza contro i manifestanti»: persone picchiate, uso dei teaser, maltrattamenti e violenze nei centri di detenzione.

«Quattro giorni dopo gli arresti» del 2 febbraio, scrive infine Mijatovic, arrivano ancora «relazioni estremamente allarmanti sul fatto che decine di dimostranti sono ancora tenuti sul bus della polizia»: questo, se vero, corrisponde a «trattamento disumano e degradante e deve cessare immediatamente».

12 febbraio 2021