Salario minimo, l’ok dei cattolici
Il mondo delle associazioni commenta le ipotesi sul campo che prevedono una paga oraria fra i 6,5 e i 7 euro per i lavoratori privi di contratto nazionale
Il mondo delle associazioni commenta le ipotesi sul campo che prevedono una paga oraria fra i 6,5 e i 7 euro per i lavoratori privi di contratto nazionale
Luci e ombre secondo sindacati, Mcl e Acli. Se per alcuni il salario minimo si configura come un ennesimo attacco al sindacato da parte del governo Renzi, per marginalizzare ulteriormente la sua azione, per altri potrà invece assicurare una protezione certa ai cosiddetti “working poor”, quei lavoratori addetti a mansioni umili e saltuarie, che pur lavorando non riescono a uscire dai livelli di quasi-povertà. Lo pensa, ad esempio, Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento cristiano lavoratori (Mcl). «È un sicuro passo avanti, soprattutto per alcune categorie di lavoratori saltuari oggi per nulla o quasi considerati. Il problema è però quello di assicurare, insieme a un salario minimo, anche una qualche forma di continuità che garantisca, sul lungo termine, tutele generali presenti nei contratti collettivi più diffusi, a partire da una pensione decorosa». Secondo Costalli, «da noi permane una disoccupazione spaventosa e riuscire a portare le persone, specie i giovani che non fanno nulla, a guadagnare un salario magari modesto ma certo e trasparente, è una buona cosa. Però, ripeto, deve solo essere un trampolino di partenza, non di arrivo». Secondo Gianni Bottalico presidente nazionale delle Acli, «in linea di principio è positivo che tra gli obiettivi del Jobs Act vi sia anche quello della definizione di un salario minimo. Questo obiettivo però va declinato con attenzione nella concreta dinamica del lavoro nel nostro Paese che è caratterizzato da una contrattazione collettiva in larga parte nazionale e da una alta incidenza del lavoro nero». Bottalico sottolinea l’esigenza di «tutelare i lavoratori con minor potere contrattuale, senza investire altri aspetti della contrattazione e senza che si producano effetti indesiderati su importanti segmenti del mercato del lavoro», tenendo presente che «il salario minimo non agisce solo direttamente sul mercato del lavoro, ma implica una sinergia con altre politiche come quelle fiscali. Ad esempio, nel caso dei servizi di cura alla persona il salario minimo, per evitare che incentivi il lavoro nero, presuppone che vi siano consistenti detrazioni fiscali per le famiglie». Il presidente delle Acli nota poi che il salario minimo «rappresenta un elemento da considerare in quel Piano nazionale contro la povertà che le Acli, all’interno della Alleanza contro la povertà in Italia, chiedono da tempo, per gli effetti positivi che potrebbe avere per i lavoratori poveri (working poor)». (Luigi Crimella)

