«Fare giornalismo non significa raccontare tutto ma significa scegliere e testimoniare nel bene e nel male la verità. Quando si intervista il figlio di un mafioso promuovendone il libro non si fa giornalismo ma si cede alla logica del “tutto è possibile”, ci si arrende all’irresponsabilità». Il presidente dell’Aiart (Associazione spettatori di ispirazione cattolica) Massimiliano Padula commenta così l’intervista di Bruno Vespa a Salvo Riina, figlio del boss Totò, nella puntata di “Porta a Porta” andata in onda ieri sera, mercoledì 6 aprile.

L’Aiart, chiarisce Padula, «condanna questa scelta per due motivi: in primo luogo perché l’intervistato non ha dimostrato pentimento ma ha interloquito come se nulla fosse successo ostentando un’esistenza familiare normale, rifiutando di parlare di mafia, dipingendo una figura paterna amorevole e limpida». In seconda istanza, «perché a ospitare quest’intervista è stata una trasmissione del servizio pubblico ormai sempre più vetrina commerciale di qualunque cosa, perfino di un libro scritto da un condannato per associazione mafiosa».

L’aspettativa del presidente Aiart è che «i vertici Rai chiedano scusa a tutte le vittime di mafia e a tutti gli italiani che, loro malgrado, si vedranno recapitare a breve il canone in bolletta. È inaccettabile – conclude – che la televisione pubblica si riduca talvolta a essere scatola vuota da riempire con personaggi discutibili e contenuti “raccatta-audience”».

7 aprile 2016