Santoro e i “111 luoghi di Roma”

Un itinerario del cuore e della mente, al tempo stesso appassionato e oggettivo, che rivela qualcosa sullo sguardo intimo degli autori, lo scrittore e il fotografo, Stefano Dal Pozzolo

Capita spesso a tutti coloro che sono nati e cresciuti nella Capitale italiana di sentirsi chiedere come sia davvero la Città Eterna e cosa possa voler dire viverci. Per quanto mi riguarda rispondo sempre con una battuta affermando che di Roma non ne esiste solo una, ma tantissime: dipende da chi ci abita. Ognuno ne potrebbe fornire un’interpretazione diversa, calibrandola secondo le proprie inclinazioni, al punto tale che, se volessimo confrontare le idee di ciascuno, alla fine potremmo persino chiederci se stiamo parlando della stessa località.

Ho trovato conferma di questa convinzione leggendo il libro composto da Gabriele Santoro (fotografie, fondamentali, di Stefano Dal Pozzolo) 111 luoghi di Roma che devi proprio scoprire (emons, 16,95 euro), il quale, nell’individuare i punti geografici a suo avviso più significativi, dismettendo qualsiasi volontà onnicomprensiva, si è lasciato guidare dalla sua idiosincrasia e ha scelto alcuni poli tematici che meglio lo suggestionavano chiamando a raccolta, per fare solo qualche esempio, la deportazione nel ghetto ebraico, l’eccidio delle Fosse Ardeatine, l’addio a Berlinguer, la vocazione cosmopolita della scuola Pisacane, le strade di Gogol’, la casa di Moravia, Anna Magnani, l’amore tossico di Caligari, la ragazza afgana di Steve McCurry, l’indimenticabile Agostino Di Bartolomei, la Ninfa Egeria alla Caffarella, don Sardelli e monsignor Carroll-Abbing, il teatro India, il laboratorio multiculturale di Piazza Vittorio, l’ultima metropolitana che attraversa Centocelle, le ceneri di Gramsci, il Borghetto dei Pescatori, la nuova economia del Fablab in via Ostiense.

Sfogliando possiamo trovare gli stralci di un’intervista a Abraham Yehoshua, il murale testaccino che ritrae Mourinho in sella alla Vespa, persino il diario dell’apprendistato giornalistico di Gabriele Santoro al “Messaggero”. Ogni luogo, debitamente numerato sulle mappe in fondo al volume, dunque facilmente individuabile, comprende un testo, breve e conciso, l’immagine del posto, l’indirizzo e un suggerimento, inteso quale speciale risonanza, bibliografica o semplicemente informativa.

Non siamo quindi di fronte a una guida comunemente intesa, bensì, com’è nell’intenzione della collana editoriale in cui il libro si colloca, a un itinerario del cuore e della mente, al tempo stesso appassionato ma anche oggettivo che, a ben riflettere, prima ancora di illustrare le molteplici e forse infinite meraviglie dell’Urbe imperitura, rivela qualcosa sullo sguardo intimo degli autori: lo scrittore e il fotografo, che hanno giocato ad armi pari, entrambi interessati alla dimensione storica e sociale di Roma, carica di passato ma sempre pronta a rilanciare la sua formidabile sfida verso il futuro. Ed è forse proprio quest’ultima notazione che meglio esprime lo spirito dell’opera tesa a riflettere l’incessante mutamento della metropoli più estesa d’Europa.

10 gennaio 2023