Save the Children: il Mediterraneo, tra le rotte più letali al mondo

Dopo gli ultimi naufragi, il nuovo invito alle istituzioni italiane ed europee a mettere al primo posto la vita delle persone in ogni decisione sulle politiche migratorie

Arrivati rispettivamente a Roccella Ionica e a Lampedusa i superstiti delle due tragedie che si sono consumate lunedì scorso, 17 giugno, sulla rotta del Mediterraneo orientale e centrale. Uomini, donne e bambini «in fuga da guerre, povertà, fame, conflitti, crisi umanitarie – evidenziano da Save the Children -, che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere un futuro possibile in Europa. Sono oltre 920 i morti e i dispersi in tutto il Mediterraneo solo nel 2024 – ricordano -, pari a più di 5 persone al giorno; oltre 29.800 dal 2014 , in quella che si conferma essere ancora una volta la rotta più letale al mondo».

In entrambi i luoghi di sbarco sono intervenuti i team dell’organizzazione umanitaria, per assicurare supporto e protezione alle persone sopravvissute. «I minori migranti, soli o con le famiglie che tentano di raggiungere un luogo sicuro in Europa, affrontano pericoli di ogni sorta e sono esposti a rischi altissimi di violenza, tratta, sfruttamento fino a quello estremo di perdita della vita, come troppo spesso ci riportano le cronache», afferma la direttrice generale di Save the Children Daniela Fatarella. L’organizzazione rinnova quindi l’invito alle istituzioni italiane ed europee a «un’assunzione di responsabilità affinché mettano al primo posto la vita delle persone in ogni decisione sulle politiche migratorie. Il recente G7 – prosegue Fatarella – ha voluto assumere un impegno di contrasto ai trafficanti di esseri umani, ma a livello europeo tale impegno non può prescindere dall’attivazione di un sistema di ricerca e soccorso in mare. Tale impegno va accompagnato anche dall’apertura di vie regolari di accesso, tra cui corridoi umanitari e di evacuazione per le persone in fuga, ricongiungimenti familiari più rapidi e visti per studio».

18 giugno 2024