Scuole superiori, riapertura l’11 gennaio

Il rinvio deciso dal Governo. Il rientro in presenza sarà al 50%. Iss: pochi i focolai a scuola. Ma i docenti sono preoccupati. Il nodo trasporti

Slitta di quattro giorni il rientro in classe per gli studenti delle scuole superiori. Dopo oltre due mesi di didattica a distanza, la prima campanella suonerà lunedì 11 gennaio. La decisione è stata presa nella notte durante una riunione tesa del Consiglio dei ministri che ha inoltre decretato il divieto di spostamento tra le Regioni fino al 15 gennaio, il prossimo week-end in zona “arancione” per tutta l’Italia e una fascia “gialla rafforzata” per tutti gli altri giorni.

Giovedì 7 torneranno sui banchi solo gli alunni delle scuole elementari e medie, la cui formazione in presenza è sempre stata garantita, mentre licei, istituti tecnici e professionali riapriranno al 50% l’11 gennaio. La decisione è arrivata a poche ore dalla pubblicazione del rapporto dell’Istituto superiore di Sanità “Apertura delle scuole e andamento dei casi confermati di Sars-CoV-2: la situazione in Italia” dal quale si evince che «l’impatto della chiusura e della riapertura delle scuole sulle dinamiche epidemiche rimane ancora poco chiaro».

Nel documento si evidenzia che «la percentuale dei focolai in ambito scolastico si è mantenuta sempre bassa e le scuole non rappresentano i primi tre contesti di trasmissione in Italia», cioè familiare, sanitario assistenziale e lavorativo. Dati alla mano, l’Iss spiega che tra il 31 agosto e il 27 dicembre «il sistema di monitoraggio ha rilevato 3.173 focolai in ambito scolastico, il 2% del totale». Nella tarda serata di ieri, 4 gennaio, anche l’Unità di crisi Covid-19 della Regione Lazio ha fornito il dettaglio dei casi relativi alla sorveglianza scolastica. «Dal 15 settembre al mese di dicembre – si legge nel comunicato – sono stati 20.523, pari all’8,3% del totale dei casi notificati». La settimana con più contagi è stata quella dal 9 al 15 novembre. «Di questi – prosegue la nota – il 70,6% sono casi relativi a studenti e il 14,6% relativi al personale docente».

Intanto si susseguono i tavoli di concertazione a livello regionale per garantire un rientro in sicurezza. Per gli studenti pendolari delle scuole superiori del Lazio oltre 400mila posti in più al mese sulle tratte extraurbane grazie all’ausilio di oltre 600 bus privati messi a disposizione di Cotral. Nelle tratte urbane di Roma, invece, previsti più di 880mila posti al mese in collaborazione con la direzione mobilità di Roma Capitale. Il nodo trasporti, che complicava una situazione di per sé già intricata, sembra essere stato parzialmente sbrogliato con la messa in strada di un consistente numero di mezzi.

 Una precauzione ulteriore riguarderà 39mila studenti tra i 14 e i 19 anni frequentanti le scuole medie superiori del litorale romano. A loro favore le Asl Roma 3 e Roma 4 hanno avviato una campagna per tamponi rapidi gratuiti nei drive-in e al momento 160 studenti hanno prenotato per Casal Bernocchi e altrettanti per il Forlanini. Per aderire all’iniziativa basta prenotarsi sul portale salutelazio.it https://www.salutelazio.it/prenota-drive-in.

Il rientro in classe non vedrà tutti gli studenti presenti. L’Ufficio scolastico regionale e le prefetture, in vista della riapertura delle scuole, aveva già stilato un vademecum che prevedeva in presenza la percentuale della popolazione studentesca pari al 50% – con l’auspicio di salire poi al 75% – fatto salvo per gli istituti frequentati per la massima parte da studenti con disabilità, come l’istituto di istruzione specializzato per sordi «Antonio Magarotto» di Roma, che potrà da subito garantire lezioni in presenza per tutti. Al momento non ci sono aggiornamenti dall’Ufficio scolastico regionale e presumendo che le decisioni concordate durante un «confronto positivo» – che ha visto allo stesso tavolo Regione, organizzazioni sindacali del comparto scuola, confederali e l’associazione nazionale presidi -, rimangano le stesse, gli ingressi a scuola saranno scaglionati per evitare che, nella stessa fascia oraria, ne usufruiscano, oltre agli studenti, anche i lavoratori.

Il complessivo 50% in presenza sarà a sua volta suddiviso in due gruppi. Primo ingresso alle 8 per il 40%, seconda campanella alle 10 per il restante 60%. «Si sta lavorando per invertire la percentuale di ingresso a scuola modificando lo scaglione del 40% con quello del 60%», ha spiegato l’assessore regionale alla Scuola Claudio Di Berardino il quale, parlando dell’orario delle lezioni, ha annunciato che si è deciso di ridurlo «da 60 a 45/50 minuti, soprattutto per gli istituti tecnici e professionali. Continueremo a portare avanti tali tavoli confrontandoci e coinvolgendo tutte le parti, sempre nell’obiettivo ultimo di assicurare a studenti, personale scolastico e famiglie il diritto alla salute e alla scuola».

Le nuove disposizioni non accontentano però il corpo docente. I professori del liceo “Tasso” denunciano «turni inapplicabili e controproducenti come quelli (dalle 8 alle 17, con giornate da sette ore di lezione nei trienni) decretati dalle prefetture laziali e acriticamente imposti alle scuole dall’Ufficio scolastico regionale (incurante dell’argomentata opposizione dei dirigenti scolastici), che impediscono agli studenti di studiare». Sulla stessa scia le argomentazioni dei colleghi del “Dante Alighieri” secondo i quali «lo scaglionamento imposto con due fasce orarie di entrata (8-10) e di uscita (il 60% degli studenti uscirebbe alle 15.30) e le lezioni fino al sabato, ma su classi che ruotano su 5 giorni, non può rappresentare la soluzione, si tratta invece di decisioni imposte prive di consapevolezza sull’essenza vera della scuola che possono solo danneggiarla».

5 gennaio 2021