Sempre più critica la situazione dei cristiani nel Kurdistan

Monteduro, direttore di Acs-Italia, scrive da Manghesh, a pochi chilometri dalla prima linea dell’Isis: «In molti lasciano l’Iraq»

Monteduro, direttore di Acs-Italia, scrive da Manghesh, a pochi chilometri dalla prima linea dell’Isis: «In molti lasciano l’Iraq» 

Scrive da Manghesh Alessandro Monteduro, direttore di Aiuto alla Chiesa che soffre Italia – Acs. Il piccolo villaggio si trova a ridosso della grande città di Duhok, a poche decine di chilometri dalla prima linea dell’Isis, nel Kurdistan iracheno. Con lui monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi. Hanno deciso di fare una ricognizione nelle terre in cui i cristiani continuano a essere perseguitati vivendo una vita di dolore e privazioni. «Saltiamo da un campo profughi, nel quale sono ospitate famiglie cristiane ma anche yazide, ad un altro, da una casa dove ha trovato accoglienza una delle migliaia di famiglie cristiane fuggite alla violenza dell’Isis, ad un’altra».

Tornare nel Kurdistan iracheno dopo poco meno di sei mesi «ha suscitato in noi una preoccupazione e un’angoscia maggiori rispetto alla prima volta – scrive Monteduro -. Non riusciamo a vedere alcun futuro per questa comunità in Iraq». Da aprile a settembre «non è cambiato nulla, anzi qualcosa è mutato, ma in peggio. Sono diminuiti i cristiani, avendo in tanti preferito lasciare l’Iraq».

Non solo, la situazione si è fatta sempre più grave perché «le strutture che nei campi li accolgono sono andate deteriorandosi, anche se non gravemente, il che è inevitabile in una regione che ad agosto vede la temperatura toccare i 60 gradi». Nonostante questo «sono ancora centomila i cristiani rifugiati in quest’area».

Che fare? Continua a scrivere Monteduro
: «Non abbiamo alternative, dobbiamo continuare ad aiutarli. Ciascuno di noi, come sempre, farà quello che potrà, ma se ai cristiani d’Iraq verrà a mancare la nostra vicinanza, resterà loro sempre la fede. Noi, invece, avremo perso tutto». In questo viaggio «abbiamo incontrato fratelli cristiani che, per la tua semplice presenza, ti abbracciano, si commuovono, gioiscono e ti chiedono di pregare insieme. Non chiedono nulla, nonostante la sofferenza, l’enorme dolore di aver visto la morte di persone amate, o l’esser stati costretti a lasciare la propria casa. Ti esprimono soltanto la loro gratitudine per essere lì con loro».

 

23 settembre 2016