Sequestro Aquarius: «Tbc ed epatiti non vengono trasmesse da vestiti»

Parla Marco De Maio, medico di Medici senza frontiere: «Essere accusati di irresponsabilità nello smaltimento dei rifiuti su un tema in cui siamo leader è ridicolo e dimostra totale ignoranza dal punto di vista professionale»

«La Tbc e le epatiti non vengono trasmesse dai vestiti. Essere accusati di irresponsabilità nello smaltimento dei rifiuti su un tema in cui siamo leader è inaccettabile, ridicolo e dimostra totale ignoranza dal punto di vista professionale». Lo ha detto Marco De Maio, medico di Medici senza frontiere, durante la conferenza stampa convocata ieri, 20 novembre, dall’organizzazione per rispondere alle accuse della Procura di Catania di aver scaricato dalla nave Aquarius rifiuti tossici pericolosi in maniera indifferenziata. Più precisamente, secondo l’accusa in 44 occasioni i rifiuti pericolosi, sanitari e non – per un totale di 24mila chili -, che erano a bordo dell’imbarcazione gestita da Msf e da Sos Mediterranée sono stati smaltiti in maniera illecita. Per questo motivo, oltre alla nave, sono stati sequestrati soldi e altri beni, per un totale di 460mila euro.

Medici senza frontiere, che lavora tutti i giorni a contatto con epidemie gravi come ebola, respinge l’accusa con fermezza, rivendicando la massima attenzione da sempre posta al tema dello smaltimento dei rifiuti. Tanto da essere segnalata dall’Organizzazione mondiale della sanità per le sue buone prassi in materia in Bangladesh. «Le persone che abbiamo salvato con le nostre navi non erano malate ma sopravvissute a ustioni, disidratazione e rischio annegamento – ha precisato Gabriele Eminente, direttore di Msf Italia -. Le pochissime persone con malattie gravi vengono immediatamente evacuate. È doloroso leggere nelle accuse che gli indumenti indossati dai migranti sono qualcosa di dannoso. In realtà gli abiti dei migranti sono pericolosissimi per loro, perché quando la barca imbarca acqua i vestiti si impregnano di una miscela mortale di acqua e benzina».

Da Eminente anche uno sguardo ad ampio raggio sulle attività dell’organizzazione. «Siamo in mare dal 2015 – ha ricordato – e abbiamo gestito 200 sbarchi. Il momento dello sbarco dei migranti è tra i più controllati: salgono a bordo delle nostre navi forze di polizia e autorità sanitarie. Assurdo immaginare che avremmo messo in piedi un traffico illegale di rifiuti sotto gli occhi delle autorità». Anche Marco Bertotto, responsabile Advocacy di Msf Italia, ha affermato, rispondendo a un giornalista: «Vogliamo capire bene di cosa si parla dato che abbiamo avuto la notizia ieri. E nessuno, nei quasi tre anni di operatività in mare ci aveva mai segnalato alcunché. Ci siamo affidati ad agenti portuali, abbiamo seguito procedure che ci venivano indicate, il tutto in un contesto altamente controllato come lo sbarco, presidiato da diverse autorità e forze di Polizia. Perché allora non è arrivata un’allerta preventiva, non è stato bloccato tutto?».

Per il direttore di Msf Italia «è in corso una vera e propria delegittimazione della solidarietà. Ma noi non vogliamo entrare nella discussione politica, vogliamo solo continuare a fare il nostro lavoro». Assicurato, in ogni caso, l’impegno a verificare «eventuali comportamenti non idonei», anche da parte di Bertotto: «Non ci sentiamo al di sopra della legge ma quello che rifiutiamo in toto è il traffico illecito di rifiuti, è un’accusa sproporzionata e irricevibile».  Intanto la nave resta ferma nel porto di Marsiglia, da quando ha perso la bandiera panamense.

21 novembre 2018