Sfida mortale su Tik Tok, Ronzulli: garantire «a tutti i costi» la sicurezza dei bambini

La presidente della commissione parlamentare Infanzia e adolescenza sul caso della bambina di Palermo uccisa da un “gioco”. «Non si può morire per i social»

Palermo. Una bambina di 10 anni si chiude in bagno, munita di telefono, per partecipare a una sfida su Tik Tok. Un “gioco” di soffocamento, che la porta fino al coma, quindi alla morte cerebrale. «La rete non può diventare una jungla in cui tutto è permesso, anche ciò che la legge vieta nel mondo reale», commenta, in una nota, la presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza Licia Ronzulli. «Inaudito, immorale»: queste le parole scelte dalla parlamentare. «Non si può morire così, non è accettabile compromettere il mondo dell’infanzia fino a questo punto, non è possibile distruggere delle famiglie in questo modo – prosegue -. Come può accadere che contenuti multimediali che invitano a gesti di una pericolosità estrema siano liberamente fruibili addirittura da minori?».

Ronzulli ricorda anche un altro caso, di pochi mesi fa, a Napoli, dove un bambino pressappoco della stessa età, si è suicidato in circostanze anomale dopo aver guardato un altro contenuto multimediale violento e pericoloso. «Non si può morire per i social e in casi come questi i loro gestori dovrebbero essere accusati di istigazione al suicidio o di omicidio colposo. La sicurezza dei bambini sul web – prosegue la presidente della commissione parlamentare – deve essere garantita a tutti i costi e sia le piattaforme che regole rigide, nazionali e comunitarie, devono assicurarne l’integrità fisica e psichica».

22 gennaio 2021