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Siglato a Roma il Patto tra le religioni

I responsabili delle confessioni e tradizioni religiose che abitano in Italia e che partecipano al Tavolo interreligioso nazionale hanno sottoscritto 9 impegni e 9 azioni. Il presidente Cei Zuppi: «Il confronto rafforza l’identità di ciascuno»

di Roberta Pumpo pubblicato il 25 Giugno 2026
(foto: diocesi di Roma/Gennari)
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Seduti uno accanto all’altro, cattolici, induisti, buddisti, ebrei, ortodossi e islamici. Al centro, al posto d’onore, un documento firmato da tutti che, in questo momento storico segnato da divisioni e conflitti, assume una portata storica trovando la sua forza nella convergenza unanime verso il dialogo e la coesione. È il Patto firmato questa mattina, 25 giugno, dai responsabili delle confessioni e tradizioni religiose che abitano in Italia e che partecipano al Tavolo interreligioso nazionale. La cerimonia si è svolta nell’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis, luogo scelto non casualmente. Si tratta infatti di uno dei più importanti monumenti dell’antica Roma, inaugurato nel 9 a.C., costruito per volere di Augusto, che desiderava un altare alla pace dopo le vittoriose campagne in Spagna e in Gallia. Un luogo in cui «si celebrava la pace ottenuta con la forza, ma su cui è stato fondato il diritto – ha riflettuto il presidente Cei Matteo Zuppi -. In questi tempi in cui si sono invertiti i termini e si parla di “diritto della forza” e non della “forza del diritto”, essere qui aiuta ad affrontare le differenze, trasformandole in ricchezza. Queste non devono essere motivo di divisione o, peggio, di ostilità, pregiudizio e inimicizia».

Il documento, che dà ufficialità all’esperienza “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”, comprende un preambolo, nove impegni e nove azioni. Tra queste, l’istituzione di una giornata nazionale sul dialogo interreligioso; la promozione di progetti condivisi di conoscenza delle tradizioni e di educazione alla pace e alla cittadinanza per contrastare il clima d’odio tra persone di etnie e religioni diverse; la promozione di occasioni di incontro; la valorizzazione del ruolo delle donne all’interno delle confessioni e tradizioni religiose.

La parola che compare più volte nel documento è “dialogo”, che «rende tutti più forti e più consapevoli di noi stessi – ha aggiunto Zuppi -. Guai a pensare che l’identità coincida con il parlare sopra gli altri. Un’idea del genere è pericolosa sia per l’identità stessa sia per gli altri, che rischiano di sentirsi schiacciati. Il confronto rafforza l’identità di ciascuno». Secondo il presidente dei vescovi italiani, l’odio e il pregiudizio possono essere combattuti se c’è «un’identità capace di incontrarsi e non di scontrarsi, nella conoscenza reciproca. Questo è il patto che offriamo alla società – ha ribadito -, in cui spesso vediamo, al contrario, una polarizzazione terribile e temibile. Un odio generato da uno scontro spesso volgare, che cancella le differenze e si riduce a un parlare sopra gli altri, facendo persino dimenticare il contenuto da cui si era partiti». L’auspicio del porporato è che questa “via italiana” possa «irradiare conoscenza e rispetto in tutto il bacino del Mediterraneo».

Il testo firmato questa mattina è frutto di un cammino iniziato nel 2023, che ha visto anche della collaborazione dei giovani delegati dai responsabili delle religioni. Pina De Simone, consultore del dicastero per il Dialogo interreligioso, lo ha definito un «Patto dalla portata umanizzante, un’assunzione di responsabilità coraggiosa, un documento da rendere concreto in ogni comunità». Dopo la firma hanno preso la parola i 15 leader religiosi, i quali hanno concordato che la via del dialogo non è semplice ma necessaria. Tutti hanno espresso la convinzione che il confronto autentico non impoverisce l’identità di ciascuna confessione ma la rende più matura e contribuisce alla crescita di una società più coesa e fraterna «per la nostra amata Italia». Solo così, hanno spiegato, le differenze possono diventare ponti e le religioni una risorsa per il benessere della collettività. Il nuovo cammino iniziato oggi, hanno ribadito, «non cancella le nostre identità e non chiede di rinunciare alle proprie tradizioni, ma invita a portare il meglio di sé nella vita comune. È un’assunzione di responsabilità per le generazioni future».

Nel pomeriggio di oggi i responsabili delle confessioni e tradizioni religiose che abitano in Italia saranno ricevuti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Due giovani gli consegneranno una copia del Patto, proprio nel giorno in cui ricorrono gli 80 anni dalla prima seduta storica dell’Assemblea Costituente.

25 giugno 2026

la via italiana del dialogomatteo zuppipatto tra le religionipina de simone
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