I giovani sono al centro dell’attenzione dei vescovi anche nel Sinodo per l’Amazzonia. Obiettivo puntato, in particolare, sul loro protagonismo nell’ecologia integrale, con l’esempio della giovanissima attivista svedese Greta Thunberg e dello sciopero mondiale per il clima. Lo riferisce Vatican news, riportando i contenuti della seconda congregazione generale, svoltasi nel pomeriggio di ieri, 7 ottobre. Più di tanti altri – è la riflessione dei vescovi, di cui si è parlato nel briefing di oggi in Sala stampa vaticana – «i ragazzi oggi avvertono l’esigenza di stabilire una nuova relazione con il Creato, una relazione che non sia di tipo predatorio, ma che sia attenta alle sofferenze del pianeta». Per questo, il tema ambientale,  a carattere anche ecumenico e interreligioso, va colto dalla Chiesa come una sfida in positivo, come un’esortazione a dialogare con i giovani, aiutandoli nel discernimento affinché il loro impegno per la salvaguardia del Creato non sia solo uno slogan ma diventi davvero una questione di vita o di morte, per l’uomo e per il pianeta.

Da alcuni padri sinodali, inoltre, si è levato l’appello a tutelare le falde acquifere dalle contaminazioni chimiche derivanti dalle produzioni multinazionali. Le massicce attività estrattive industriali sono state citate in più interventi in aula, con particolare preoccupazione «per gli abusi, commessi da alcune imprese, che si ripercuotono con gravi conseguenze sui popoli autoctoni». Lo sguardo dell’Aula è andato anche alla questione climatica: è stato suggerito che si smetta di usare i combustibili fossili, soprattutto nei Paesi più industrializzati, i maggiori responsabili dell’inquinamento. Ancora, si è riflettuto sulla necessità di superare quelle forme di colonialismo che hanno caratterizzato gran parte della missione dei secoli passati.

Spazio, nella seconda congregazione generale, anche alla riflessione sui riti indigeni: tra le proposte, quella di stabilire – ad experimentum e secondo il giusto discernimento teologico, liturgico e pastorale – un «rito amazzonico cattolico» per vivere e celebrare la fede in Cristo. Quando alla questione dei “viri probati”, si tratta, si è detto in aula, di una «necessità legittima, ma che non può condizionare un ripensamento sostanziale della natura del sacerdozio e del suo rapporto con il celibato, previsto dalla Chiesa di rito latino». Piuttosto, si è suggerita una pastorale vocazionale tra i giovani indigeni, così da favorire l’evangelizzazione anche delle zone più remote dell’Amazzonia, affinché non si creino «cattolici di prima classe» che possono accostarsi facilmente all’Eucaristia e «cattolici di seconda classe», destinati a rimanerne senza anche per due anni di seguito.

La richiesta dell’ordinazione sacerdotale di uomini sposati, ha precisato durante il briefing il prefetto del dicastero vaticano per la Comunicazione Paolo Ruffini riferendo del dibattito in aula, «è una richiesta che viene da comunità senza guide spirituali e senza persone che possano celebrare l’Eucaristia. I fedeli reclamano una presenza permanente, e non soltanto visitante. In territori grandi come l’Italia – ha proseguito Ruffini – ci sono 60-70 sacerdoti, e alcune comunità vedono un sacerdote una volta l’anno, o anche meno». Di qui l’urgenza della formazione, tema di cui i padri sinodali «hanno parlato molto», con particolare riferimento alla formazione dei laici. Tra le proposte avanzate dai 184 padri sinodali, quella di «diaconi locali temporanei». Laici e sacerdoti, ha concluso il prefetto riassumendo gli interventi, «hanno bisogno di una formazione inculturata». Segnalata anche l’esigenza di «nuovi cammini per i ministeri dei laici».

8 ottobre 2019