Sinodo Amazzonia, urgente una «conversione ecologica»

Ruffini (dicastero Comunicazione) illustra i temi del secondo ciclo di confronto nei circoli minori, fino al 17 ottobre. «Non è detto ci sia un’altra arca di Noè»

Nel confronto quotidiano con i giornalisti, il prefetto del dicastero vaticano per la Comunicazione Paolo Ruffini fa il punto sul cammino sinodale, ormai più o meno a metà percorso, illustrando i temi del secondo ciclo di confronto nei circoli minori, che continua fino al 17 ottobre. «Non è detto che ci sia un’arca di Noè, se non arriviamo a una conversione ecologica», le parole di Ruffini, che ripropone una metafora tratta dall’aula, ribadendo che «la Chiesa non deve commettere peccati ecologici, di omissione».

«Negli interventi liberi – ha riferito Ruffini – è emersa una forte e sorprendente emergenza condivisa dall’assemblea sinodale e già risuonata nei circoli minori: non fermarsi ai singoli temi, dividendo il processo sinodale, che ha invece come fine quello di ritrovare una visione globale e unitaria. Concentrarsi solo su alcuni temi, è stato detto, rischia di far perdere lo sguardo d’insieme, tradendo lo sguardo stesso del Sinodo, sia riguardo all’Amazzonia che all’universalità della Chiesa». La strada allora, ha proseguito il prefetto, «non è nel disciplinare i conflitti ma nella profezia, senza illudersi di avere una norma già pronta: non è il diritto canonico a risolvere i problemi ma un nuovo slancio profetico». Di un «salto qualitativo» ha parlato anche padre Giacomo Costa, segretario della Commissione per l’informazione, facendo presente che «il Sinodo è un cammino di discernimento, non si può ridurre a piccole soluzioni e aggiornamenti. Se rimaniamo intrappolati nei conflitti o nei dettagli, la realtà resta frammentata e perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà che ci sta chiamando».

Tra i temi affrontati, la sopravvivenza dei popoli indigeni, su cui ha riferito Yesica Patiachi Tayori, docente bilingue del popolo indigeno Harakbut e membro della pastorale indigena del vicariato apostolico di Puerto Maldonado, in Perú. «Dov’è l’Onu? – si è chiesta Yesica -. Dove sono le altre organizzazioni internazionali? Abusi, omicidi, tratta delle persone, maltrattamenti sulle donne: dove possiamo denunciare questi crimini? Noi popoli indigeni siamo e saremo i guardiani della foresta», ha assicurato. E ancora: «Vogliamo che la nostra causa faccia breccia nella coscienza umana, senza porre in pericolo l’umanità».

Al centro dei lavori anche il tema del ruolo delle donne, la cui presenza nella Chiesa è importante anche in Italia, ha sottolineato il vescovo Ambrogio Spreafico (Frosinone-Veroli-Ferentino). Il presule brasiliano Pedro José Conti ha messo l’accento sul contributo dei laici: «Abbiamo bisogno di laici impegnati anche in politica. Cristiani preparati, che abbiano coscienza della dottrina sociale della Chiesa, che credano nel Regno di Dio e siano disposti anche a entrare in politica». Resta forte infine lo snodo dei “viri probati”. «La mancanza di ministri ordinati non è un problema solo dell’Amazzonia, ma anche di altre regioni del mondo», ha fatto notare il vescovo brasiliano Wellington Tadeu de Queiroz Vieira, portando a esempio la progressiva riduzione del numero di sacerdoti in Europa. «Non vedo nel celibato il problema più grosso. Il problema – nelle sue parole – è la nostra incoerenza, le nostre infedeltà, gli scandali, la mancanza di santità che diventano un ostacolo affinché i giovani possano seguire questo cammino». 

Nel fine settimana i padri sinodali cominceranno a lavorare sulla stesura del documento finale, per la quale il Papa ha eletto 4 membri che si aggiungono alla Commissione per la redazione. Si tratta di Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca; monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze sociali; monsignor Edmundo Ponciano Valenzuela Mellid, arcivescovo di Asunción, in Paraguay; padre Rossano Sala, professore di pastorale giovanile alla Pontificia Università Salesiana e direttore della rivista “Note di pastorale giovanile”. Con le quattro nomine del Papa, la Commissione risulta ora composta da 12 membri, a cui va aggiunto il presidente, il cardinale Claudio Hummes, arcivescovo emerito di San Paolo e presidente della Repam.

16 ottobre 2019