Siria, Acs chiede lo stop delle sanzioni economiche

La fondazione pontificia parla della situazione del Paese in guerra dal 2011 e lancia sull’allarme sulla presenza dei cristiani, dimezzata dal 2010

Basterebbero i numeri nudi e crudi per spiegare l’orrore di una guerra che sembra non avere fine. L’”amata Siria”, come la definisce spesso Papa Francesco, dal 2011, anno dell’inizio del conflitto, fino al 2018, secondo gli ultimi dati disponibili, ha visto la morte di 522.000 persone, di cui oltre 110.000 civili e tra questi oltre 20.600 bambini, con oltre 12 milioni di sfollati su una popolazione di circa 18 milioni (erano 22 prima dello scoppio delle violenze). E i cristiani, nella terra in cui furono definiti tali per la prima volta nella storia, hanno pagato un prezzo altissimo a questa assurda guerra.

La loro presenza in Siria dal 2010 si è praticamente dimezzata, scendendo dal 5,2% della popolazione al 3. Ne sono rimasti 540.000, sono crollati matrimoni e battesimi. La persecuzione per motivi religiosi ha causato 1707 vittime, 677 sono gli scomparsi, 1309 le chiese e le altre proprietà religiose danneggiate o distrutte, 7800 le proprietà private di cristiani che hanno subito la stessa sorte. Per richiamare ancora una volta l’attenzione su questo dramma Aiuto alla Chiesa che soffre ha indetto per oggi, lunedì 30 settembre, una conferenza stampa per spiegare la situazione attuale. «È stata un’estate incentrata sulla campagna di preghiera “Consola il mio popolo”» ha spiegato la portavoce di Acs Marta Petrosillo, ricordando l’Angelus del 15 agosto in occasione del quale il Papa ha benedetto 6000 rosari. Il 15 settembre in tutte le 36 diocesi siriana cristiane, cattoliche e ortodosse, sono stati distribuiti insieme a bibbie e croci a tutte le famiglie che hanno avuto familiari uccisi o rapiti.

Il direttore di Acs Alessandro Monteduro, appena tornato dalla Siria dove è stato con l’arcivescovo di Milano Delpini, ha ricordato che «anche se il conflitto è concluso quasi dappertutto, resta il problema delle sanzioni economiche. Vanno stoppate, non sono effetti collaterali, hanno il solo effetto di affamare la popolazione. Un agricoltore mi raccontava che ha ripreso le coltivazioni ma non ha benzina per portare i prodotti al mercato. Anche il nunzio cardinal Zenari ci racconta che è costretto a viaggiare con benzina aggiuntiva nel portabagagli. Quando abbiamo salutato i vescovi di Aleppo ci hanno chiesto di farci portavoce e che le sanzioni stanno assassinando i cristiani».

L’occasione è stata utile per ascoltare anche tre testimonianze significative. Quella di padre Talal M. Taalab, di Malloula, quella di un musulmano, Samer al-Dahhak, e quella di un professore di Aleppo, Maurice Agob. Il religioso ha raccontato il dramma dell’invasione da parte dell’Isis, che ha portato al martirio di diversi familiari, presi dai terroristi. «Siamo nati cristiani e moriremo cristiani» è stata la ferma convinzione che li ha portati a rifiutare di cambiare religione. Padre Taalab ha raccontato anche come alcuni parenti si siano salvati in quella circostanza grazie ad un autentico prodigio attribuito all’intercessione di S. Antonio, di cui ci sono testimoni oculari, una fortissima luce all’ingresso dello stanzino in cui si erano chiusi a pregare. Il religioso ha anche narrato del rapimento di un suo fratello, portato via insieme ad altri parenti di altri sacerdoti, i cui cadaveri furono ritrovati nel 2016 dalla polizia libanese. «Noi cristiani orientali vogliamo la pace – ha concluso – Faccio appello a tutte le autorità del mondo per lasciarci vivere in pace, senza armi e terrorismo, nella nostra terra. Vogliamo vivere e morire cristiani nella nostra terra. Non vogliamo fuggire. Il danno maggiore è nel cuore degli uomini, e i cristiani sono i più danneggiati. Ricostruire gli uomini sarà la parte più difficile».

Samer al-Dahhak ha conosciuto nel 2000 padre Frans van der Lugt, il gesuita ucciso a Homs dall’Isis il 7 aprile 2014. Lo ha ricordato come una «persona capace di ascoltare, un volto sorridente, molto accogliente. Ho imparato il volontariato da lui ed avere un buon rapporto con la natura». Dall’amicizia e dalla collaborazione con padre Frans è nato un centro, ancora oggi funzionante, per i bambini che hanno abbandonato la scuola a causa della guerra. Infine, Agob ha raccontato la storia del suo rapimento, alle 11 di sera del 19 ottobre 2012. Una storia finora raccontata solo alla Commissione episcopale di Aleppo perché «non volevo essere frainteso o annunciare me stesso». Il professore fu catturato da tre giovani nel negozio di alcolici aperto dai figli, chiuso nel bagagliaio di un’auto insieme ad altre due persone e trasportato in una località sconosciuta.

Dopo varie vicissitudini e giorni senza mangiare, fu sottoposto a un interrogatorio nel quale  ha risposto di essere cristiano e di non essere stato d’accordo con i figli ad aprire il negozio. Quando «mi hanno detto che la sharia vieta la vendita di alcolici, ho risposto: vuoi che io rispetti tua religione ma anche tu dovresti fare lo stesso. Sono cittadino di un paese che non vieta la vendita di alcolici. Noi cristiani consideriamo i musulmani nostri fratelli. Dobbiamo promuovere l’uguaglianza tra noi rispettando le idee diverse. Preghiamo un unico Dio con modalità diverse, anche io recito le mie preghiere quando il muezzin chiama voi alle vostre». A quel punto l’atteggiamento dei rapitori è cambiato e lo hanno riportato a casa dalla moglie che aveva trascorso quattro giorni in preghiera e digiuno.

Anche se sono, secondo dati Onu, circa 100.000 i siriani rapiti di cui non si hanno notizie, «a soffrire di più – ha aggiunto Monteduro – sono le minoranze religiose». Acs ha avviato oltre 800 progetti per 36 milioni di euro: “Vogliamo raddoppiare gli sforzi” ha concluso il direttore focalizzando l’attenzione sui bambini e sugli anziani «che ormai sono una priorità per le Chiese locali».

30 settembre 2019