“Social network e formazione del consenso politico”. Se ne è parlato ieri, 29 gennaio, alla Sapienza, nel corso di un convegno con costituzionalisti e giuristi esperti di governance della rete. Tra questi Albero Gambino, presidente dell’Italian academy of the internet code (Iaic) e prorettore dell’Università Europea di Roma, che ha ribadito l’esigenza che «il dibattito italiano sul web si sprovincializzi e più che pensare al destino delle nostre autorità di regolazione, siano esse stesse nei consessi internazionali a proporre maggiore trasparenza sulle fonti delle informazioni immesse in rete».

Per Gambino, «c’è chi confonde ad arte il tema della libertà di espressione con il tema della trasparenza, entrambe sacrosante ma diametralmente opposte in quanto la libertà di pensiero non può radicarsi arbitrariamente nella falsità e laddove si pieghi alla strumentalità di un utile economico o politico occorrerebbe che lo faccia in modo trasparente , anche svelando l’algoritmo che seleziona i dati». Proprio su questo tema, «occorre essere determinati e invitare le autorità nazionali a farsi promotrici e garanti di un vero pluralismo trasparente interno alla rete».

Il prorettore dell’Università Europea di roma ha invitato a una certa sollecitudine. «C’è poco tempo per attuare questi principi – ha spiegato – in quanto la generazione dei nativi digitali non è in grado di cogliere la complessità di questo conflitto perché non ne è mai stata attraversata, e ripone negli i-Phone e nei device una fiducia acritica e cieca. Soltanto la cultura della generazione nata prima, fuori dal contesto digitale, è in grado di offrire le categorie del pluralismo e della trasparenza; non è un atto di sfiducia verso le nuove generazioni – ha concluso Gambino – ma una realistica presa d’atto che i giovani utenti del web non si possono educare da soli e l’Italia con la sua cultura umanistica può diventare un attore importante in una riflessione davvero planetaria».

30 gennaio 2019