Strage in carcere in Ecuador. I vescovi: «Cessate la violenza»

Almeno 118 i morti registrati finora nell’istituto penitenziario di Guayaquil. «Fate tacere le armi, fermate questo apparato di morte che ci colpisce»

Una rivolta, con i relativi scontri armati tra fazioni. È una vera e propria strage quella che si è consumata nel carcere Litorl di Guayaquil, in Ecuador, nella giornata di ieri, 3 ottobre, ricordata anche da Papa Francesco al termine dell’Angelus. Il bilancio provvisorio è di 118 morti. «Come il profeta Geremia, Guayaquil e l’Ecuador piangono la morte dei loro figli perché non esistono più – scrive la Conferenza episcopale in una nota -. Non si sa ancora cosa possa aver portato a questo massacro. Tuttavia, siamo testimoni che mentre alcuni piangono amaramente la perdita dei propri cari o l’impotenza di non sentire molti di loro, altri approvano o celebrano quanto accaduto, senza rendersi conto che “l’ingiustizia in qualsiasi situazione è una minaccia alla giustizia”», affermano citando le parole di Martin Luther King.

«Mentre le autorità indagano sulle cause e sulle conseguenze e cercano soluzioni, noi, come credenti nel Dio della vita, vogliamo alzare la voce per affermare, come san Oscar Arnulfo Romero: “Cessate le morti, fate tacere le armi, fermate questo apparato di morte che ci colpisce”», si legge nella nota della Conferenza episcopale, presieduta proprio dall’arcivescovo di Guayaquil Luis Cabrera Herrera. «Come pastori della Chiesa in Ecuador, desideriamo invitare gli uomini e donne di buona volontà a valorizzare la vita umana, a prendere coscienza che l’essere umano non è un oggetto usa e getta». Un appello, quello dei vescovi, che «si estende anche alle autorità che hanno la responsabilità di cercare la pace sociale come base per il progresso economico. L’elevato numero di morti è un prezzo molto alto – osservano – per mantenere un affare di morte e lasciare indifferente una società che si sente impaurita, angosciata e impotente; che corre il rischio di chiedere ulteriori morti, pensando alla propria sicurezza individuale».

Ancora, i vescovi dell’Ecuador chiedono «a coloro che hanno partecipato a questo massacro di cessare la violenza e il mercato di morte; che trasformino le loro armi in vomeri e le pallottole in semi di vita»; quindi esprimono «la nostra vicinanza e solidarietà alle famiglie delle vittime, nonché la decisione di accompagnarle moralmente e spiritualmente perché vivano questi momenti di lutto con fede e pace e possano perdonare coloro che hanno messo fine all’esistenza dei loro cari». Come impegno concreto e urgente, infine, la Conferenza episcopale propone «a tutta la comunità cattolica, cristiana e di buona volontà che, durante il mese di ottobre e, in modo speciale, il giorno dei morti, il prossimo 2 novembre, organizziamo giornate di preghiera e di riflessione sul valore della vita umana in tutte le sue espressioni».

4 ottobre 2021