Strage in Germania, Ucei: «Parole d’odio sono violenza annunciata»

La presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Di Segni commenta l’attentato di Hanau. Sant’Egidio: «Fermare odio razzista sul web»

Anche la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Noemi Di Segni commenta l’attentato di Hanau, in Germania, avvenuto nella tarda serata di mercoledì 19 febbraio, quando un cittadino tedesco di estrema destra ha fatto fuoco contro due locali in cui si fuma in narghilè, ritrovo della comunità turca. «Annientare alcuni popoli che non si possono più espellere dalla Germania. Questo sarebbe il movente dell’attentatore responsabile della strage di Hanau – le parole di Di Segni -. Il nostro primo pensiero va alle vittime e alle loro famiglie ma servirà aprire una riflessione profonda sull’effetto che la retorica dell’odio sta avendo nella nostra Europa democratica».

Per la presidente Ucei, «le teorie cospirativiste, razziste e antisemite stanno trovando terreno fertile nelle nostre società, minandole dall’interno; le parole dell’intolleranza si stanno trasformando sempre più in episodi concreti di violenza efferata, come accaduto ad Hanau ma anche ad Halle il giorno di Kippur». Serve allora, secondo Di Segni, «un’azione di contrasto chiara contro questi estremismi e contro chi soffia sul fuoco della rabbia. Bisogna affermare e capire, una volta per tutte, che le parole di odio non sono libertà di espressione del pensiero ma violenza annunciata; che questi movimenti, fatti di gruppi o singoli, vanno definiti come terroristi e non sono libere associazioni». L’auspicio è che «i politici, di ogni schieramento, e le istituzioni diano segnali chiari contro l’odio  e non cavalchino, per ottenere consenso, la retorica dell’emarginazione dell’altro, del diverso».

Un appello a «fermare con convinzione la propaganda di odio razzista e xenofobo, che ormai dal web e dalle parole è cominciata a passare tragicamente ai fatti» arriva anche dalla Comunità di Sant’Egidio. «Non si può assistere impotenti di fronte ad atti di violenza così orribili nei confronti di una minoranza, che ci riportano a momenti bui della storia. L’Europa deve difendere i suoi valori di pace, tolleranza e integrazione sui quali si è rifondata dopo la fine della seconda guerra mondiale», si legge in una nota diffusa nel pomeriggio di ieri, 20 febbraio, nella quale si esprime anche il profondo cordoglio alle famiglie delle vittime dell’attentato, insieme alla solidarietà alla comunità turca che vive in Germania. «Colpire una comunità, come quella turca, che contribuisce, come molte altre, di origine diversa, al benessere e allo sviluppo della Germania e dell’Europa, solo perché “straniera”, oltre ad essere un crimine grave, contribuisce a chiudere le porte al futuro del nostro continente», è scritto ancora nel comunicato di Sant’Egidio, secondo cui «occorre al contrario seminare parole di pace, facilitare occasioni di incontro, favorire ogni iniziativa che porti ad una maggiore integrazione e puntare sulla diffusione di una cultura che si basi su questi valori, a partire dalle giovani generazioni».

21 febbraio 2020