Strage Canale di Sicilia, le associazioni: «Non possiamo stare a guardare»

Le reazioni di Save the Children, Azione cattolica italiana e Comunità di Sant’Egidio. Il 22 aprile fiaccolata degli universitari a piazzale del Verano

Le reazioni di Save the Children, Azione cattolica italiana e Comunità di Sant’Egidio. Mercoledì 22 aprile fiaccolata degli universitari a piazzale del Verano

«Non possiamo più stare a guardare mentre centinaia di persone perdono la vita inseguendo la speranza di una vita migliore, lontani da guerre, dittature e povertà». È il commento del direttore generale di Save the Children Italia Valerio Neri alla tragedia avvenuta nel Canale di Sicilia nella notte tra sabato 19 e domenica 20 aprile: il naufragio di un peschereccio con a bordo oltre 700 migranti. Nieri commenta anche le «sempre peggiori» condizioni dei barconi, tra sovraffollamento e «violenza dei trafficanti nei confronti dei migranti». Violenza della quale hanno raccontato agli operatori dell’associazione anche alcuni bambini arrivati di recente, riferendo che i trafficanti sparavano contro la loro barca costringendoli a partire. «Il crescente numero die morti in mare – continua Neri – pone a tutta l’Unione Europea e ai suoi membri il dovere di rispondere con un sistema di ricerca e soccorso in mare capace di far fronte a una situazione che è destinata a peggiorare ulteriormente. Chiediamo pertanto un vertice europeo urgente in cui si prendano decisioni concrete e immediatamente operative». Fondamentale, secondo Save the Children garantire un sistema di accoglienza dei superstiti in grado di «rispondere ai bisogni essenziali di tutti i migranti in arrivo e in particolare die più vulnerabili, tra cui minori non accompagnati e famiglie con bambini».

Anche la presidenza nazionale dell’Azione cattolica italiana esprime il suo dolore per la tragedia avvenuta nel Canale di Sicilia. «L’associazione tutta – si legge in una nota – si stringe in preghiera per affidare al Padre il destino terribile di questi nostri fratelli, le speranze frustrate, l’angoscia delle famiglie». Ogni vita «spezzata tra le acque del Mediterraneo, scrivono i responsabili dell’Ac, «scuote noi cittadini europei come il monito di Dio a Caino: “Dov’è tuo fratello?”. Di qui l’appello ai governanti dell’Unione: «Possa cadere ogni forma di resistenza, e siano adottate senza indugio le misure necessarie a prevenire che simili disastri possano ripetersi». Il “sogno europeo” di cui poco meno di un anno fa parlava il Consiglio nazionale dell’associazione in vista delle elezioni, non può realizzarsi «se ci dimostriamo insensibili al dramma dei fratelli più bisognosi che bussano alle porte del nostro continente. Significherebbe farci complici di chi li spinge ad andare incontro alla morte per cercare una vita migliore».

Cordoglio anche dalla Comunità di Sant’Egidio, che si unisce alla richiesta di un intervento immediato: «Se l’Europa non è all’altezza di fermare le inaccettabili stragi del mare è l’Onu che deve scendere in campo utilizzando tutti gli strumenti possibili, fino alla convocazione urgente di una riunione del consiglio di sicurezza». Altrimenti, «resterà nella coscienza di tutta l’umanità la grave colèa di non avere salvato chi poteva e doveva essere salvato: famiglie che fuggonod alal guerra, come dimostrano gli ultimi arrivi registrati nei porti italiani». Per la Comunità trasteverina, «siamo di fronte a un numero di vittime che assomiglia a quello di una guerra». Anche l’operazione Triton «si sta rivelando fallimentare»: l’Italia, che ha salvato negli anni passati migliaia di vite umane con Mare Nostrum, «non ce la può più fare da sola». Urgente allora agire «in tre direzioni». Anzitutto «arrestare subito le stragi del mare con l’utilizzo di navi che permettano l’intercettazione dei barconi e il soccorso dei migranti», anche in condizioni di mare grosso. Quindi realizzare un sistema europeo «per permettere ingressi regolari e controllati, per motivi umanitari», senza mettere a rischio la vita di nessuno. Da ultimo, «intensificare gli sforzi diplomatici e di mediazione per fermare le guerre che sono in gran parte all’origine del fenomeno migratorio».

Intanto gli “Universitari solidali” della Comunità di Sant’Egidio hanno organizzato per mercoledì 22 aprile alle 19.45 a piazzale del Verano, di fronte alla basilica di San Lorenzo, una fiaccolata di preghiera in memoria di tutte le vittime. Al termine, in segno concreto di vicinanza ai più bisognosi, verrà organizzata la distribuzione itinerante di coperte e pasti ai senza tetto della Capitale.

20 aprile 2015