“Stronger”, la sfida di Jeff sopravvissuto alla maratona di Boston

La pellicola di David Gordon Green presentata alla Festa del Cinema di Roma, nelle sale dal 5 luglio, porta sul grande schermo una storia vera. Di amore, coraggio e speranza

Con sempre maggiore frequenza leggiamo, prima del vero e proprio inizio, la precisazione “Tratto da una storia vera”, “Ispirato ad un fatto autentico”, e simili. È una sorta di dichiarazione non richiesta che dovrebbe aiutare lo spettatore a entrare nella storia con maggiore attenzione, cogliendone particolari legati direttamente alla realtà. La precisazione torna quanto mai opportuna per “Stronger – Io sono il più forte” diretto da David Gordon Green uscito, in sala il 5 luglio scorso. Il film è stato presentato alla scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma (26 ottobre – 5 novembre 2017) nella selezione ufficiale ed è riuscito a trovare una uscita solo a fine stagione, a conferma delle inesorabili strettoie nelle quali si dibatte il cinema nel mercato italiano. Eppure la vicenda presenta molti motivi di interesse, oltre, come si diceva, a derivare da fatti realmente accaduti, per di più anche in epoca talmente recente da offrire l’impressione di un istant-movie.

Siamo a Boston, è il 15 aprile 2013. Deciso a fare di nuovo breccia nel cuore dell’amata Erin, il giovane Jeff Bauman prepara un cartellone e si sistema in bella mostra sulla linea del traguardo della maratona cittadina. Un evento gioioso, un momento di festa collettiva che finisce invece in tragedia. Poco prima dell’arrivo di Erin, una bomba esplode, ferendo pubblico e partecipanti. Alla fine si contano tre morti, 264 feriti e intorno un panorama disastroso di macerie e fumo. Jeff, duramente colpito, perde entrambe le gambe, e deve abituarsi a cominciare una nuova vita. La sua prima reazione è di incredulità e disperazione. Gli sembra impossibile che lui, allegro, spensierato, con un impiego sicuro in un centro commerciale, sia chiamato a ricominciare tutto da zero, ad accettare le richieste di una sfida che il mondo lo obbliga ad accettare se vuole davvero costruirsi un’esistenza. Tuttavia grazie anche alla presenza della famiglia e della “sua” Erin, a poco a poco Jeff intraprende un percorso di riscatto e di risalita.

È di fronte alla durezza di questi momenti che Jeff prende coscienza di problematiche e difficoltà difficili da prevedere. La forza d’animo prevale e aiuta Jeff a non arrendersi, a non andare avanti sulla strada delle lamentele e del rimpianto. Riacquistata una dimensione di equilibrio, Jeff ha scritto sulla sua triste vicenda un libro insieme a Bret Witter, da cui deriva il film odierno. Diretto da David Gordon Green, regista di alcune commedie internazionali e di molta televisione, con prodotti divisi tra Amazon e Hbo, ha affrontato questo film «come una sfida – ha detto – per creare qualcosa che risultasse reale e sincero. Credo che le persone saranno ispirate dal complesso percorso di Jack e dall’incredibile amore e sostegno che ha ricevuto da Erin, dalla sua famiglia e da tutte le persone di Boston».

Decisiva in questo contesto era la scelta dell’attore chiamato ad interpretare Bauman: Jack Gyllenhall ha vinto un’altra sfida, quella di trasmettere al pubblico tutte le emozioni e i turbamenti che hanno attraversato il giovane durante e dopo la tragedia. Ci fa capire che Bauman non voleva diventare un eroe ma è un cittadino colpito da una disgrazia che dal proprio Paese ha imparato a ricevere la spinta giusta e il coraggio per guardare in fondo alla luce della speranza.

9 luglio 2018