Sudan: Msf sospende le attività all’ospedale di Khartoum

L’equipe, minacciata di morte, evacuata dal Turkish Hospital, dove per 14 mesi aveva fornito cure salvavita. L’ospedale resta aperto ma gli interventi non saranno possibili

Medici senza frontiere (Msf) sospende il supporto al Turkish Hospital di Khartoum, in Sudan. La decisione arriva dopo oltre un anno di attacchi contro la struttura, nella quale, per quasi 14 mesi di fila, l’equipe di Msf – che è stata anche minacciata di morte – era riuscita a fornire cure salvavita nonostante i numerosi ostacoli, spesso deliberati, posti dalle parti in conflitto. A seguito dei recenti eventi, dichiarano dall’organizzazione, il supporto fornito all’ospedale non è più possibile.

Da gennaio a giugno 2024 le équipe di Msf hanno trattato 10.600 pazienti al pronto soccorso dell’ospedale e visitato tra i 55 e i 60 pazienti al giorno. «La situazione al Turkish Hospital, situato in un’area controllata dalle Forze di supporto Rrapido (Rsf), è diventata insostenibile – afferma Claire Nicolet, responsabile della risposta di emergenza di Msf in Sudan -. Negli ultimi 12 mesi si sono verificati numerosi incidenti violenti all’interno e all’esterno dei locali e la vita del nostro staff è stata ripetutamente minacciata. Di recente – prosegue -, nelle notti del 17 e 18 giugno, decine di combattenti feriti sono stati portati in ospedale e la nostra équipe è stata svegliata di soprassalto mentre venivano sparati colpi di kalashnikov nelle camere da letto. Questo tipo di violenza contro il nostro personale è inaccettabile. Gli ospedali e le strutture sanitarie dovrebbero essere protetti e rispettati dalle parti in conflitto. In questi luoghi gli operatori sanitari devono poter fornire cure mediche in sicurezza. Non possono mettere a rischio la loro vita mentre cercano di salvare quella di altre persone».

Nell’ultimo anno, il personale di Msf che opera all’interno del Turkish Hospital è stato frequentemente attaccato, sia all’interno della struttura che per strada durante il tragitto per andare o tornare dal lavoro. Molti sono stati minacciati di arresto. A inizio giugno, un dipendente di Msf è stato perfino prelevato all’interno dell’ospedale da due uomini armati e successivamente portato in un luogo sconosciuto dove è stato picchiato. «Il team è fisicamente e mentalmente esausto – sono le parole di Nicolet di Msf -. A causa del blocco imposto da settembre dalle autorità sudanesi, che vieta il trasporto di forniture mediche e di personale umanitario nelle aree controllate dalle Rsf, lo staff del Turkish Hospital ha lavorato senza sosta negli ultimi 10 mesi», riferisce.

Ora la struttura rimane aperta grazie alla presenza del personale del ministero della Salute. Tuttavia, gli interventi chirurgici non saranno più possibili senza la presenza dello staff di Msf.

11 luglio 2024