Suicidi cresciuti del 12 per cento dal 2006 al 2012, “complice la crisi”

Sono stati 4.000 i casi in Italia nel 2012 (79% uomini), dice il primo rapporto dell’Oms sul suicidio. La fascia di età più colpita è quella lavorativa dai 25 ai 64 anni. Diminuzione tra gli anziani

Sono 3.908 i suicidi registrati in Italia nel 2012. Un fenomeno che riguarda ancora quasi esclusivamente gli uomini (79%), in particolare quelli dai 25 ai 64 anni, cioè in età lavorativa. A rivelarlo è il primo report mondiale sul fenomeno realizzato dall’Organizzazione mondiale della sanità e diffuso a pochi giorni dalla Giornata mondiale per la prevenzione al suicidio, che si celebra il prossimo 10 settembre. Secondo il rapporto ben 3.091 casi hanno coinvolto persone di sesso maschile, contro gli 817 casi che hanno visto protagonista una donna.

«Il dato dei quattromila casi registrati nel 2012 è solo apparentemente in aumento, rispetto all’ultimo dato Istat che parlava di 3.048 casi nel 2010 – spiega il professor Maurizio Pompili, responsabile del servizio di prevenzione al suicidio dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, tra gli studiosi che hanno contribuito alla realizzazione del report dell’Oms – Questo perché i dati dell’Istituto di statistica sul fenomeno erano parziali, tenevano conto cioè solo dei dati delle forze dell’ordine, che però non intervengono in tutte le circostanze. Mentre questo primo report dell’Oms ci restituisce un dato più completo ed esaustivo», afferma Pompili. A tal proposito lo scorso anno (febbraio 2013), l’Istat aveva pubblicato una nota informativa in cui affermava che la rilevazione del fenomeno avveniva attraverso due indagini: una di fonte sanitaria su Decessi e cause di morte, l’altra di fonte giudiziaria su Suicidi e tentativi di suicidio. «Da uno studio sulle due fonti risulta che l’Indagine ‘Decessi e cause di morte’ ha una migliore copertura del fenomeno: infatti, negli ultimi anni le statistiche di fonte giudiziaria registrano il 20-25 per cento in meno di casi rispetto a quanto misurato dalla fonte sanitaria».

Per quanto riguarda gli altri dati, il report Oms sottolinea che il fenomeno dal 2000 al 2012 ha subito nel nostro paese una flessione del 7,4 per cento. In realtà, spiega ancora Pompili, se si prende come data di riferimento il 2006-2007 si può notare un aumento del 12 per cento dei casi negli uomini dai 25 ai 64 anni. «Questo aumento nella fascia di età lavorativa ci è parso fin da subito molto interessante, lo abbiamo quindi messo in relazione con la crisi economica che si è verificata proprio a metà degli anni duemila, e che ha comportato un aumento della disoccupazione e una riduzione dei beni materiali e alimentari tra le persone. Possiamo quindi dire che non c’è una relazione diretta di causa effetto, ma di certo la crisi è un elemento che ha contribuito all’aumento del fenomeno nel nostro paese».

Ma se il fenomeno si incrementa tra i 25 e 64 anni in controtendenza sono, invece, i casi che riguardano gli anziani dove il fenomeno comincia a decrescere. «I suicidi tra gli ultrasessantenni sono in lieve diminuzione – aggiunge l’esperto del Sant’Andrea – Questo è un dato positivo che non ci aspettavamo perché tra gli anziani il suicidio è sempre stato un dato ben rappresentato, non solo per l’insorgere delle malattie ma anche per l’isolamento sociale in cui spesso versano».

Per quanto riguarda la differenza di genere, il suicidio resta un fenomeno prettamente maschile nel nostro paese. «Nelle donne prevale piuttosto il tentativo di suicidio – spiega ancora Pompili –. Esse utilizzano, inoltre, metodi meno letali mentre nei maschi prevale l’aggressività, per cui gli eventi risultano nella maggior parte dei casi mortali. Spesso comunque in questo caso si parla di ‘paradosso di genere’ perché sono tante le teorie ed ipotesi per spiegare questo scarto tra uomini e donne, ma in realtà non si è ancora arrivati a una risposta esaustiva».

La Giornata mondiale del suicidio, si celebrerà il prossimo 10 settembre. A Roma è previsto un convegno all’ospedale Sant’Andrea. Il tema portante è la prevenzione. «Per prevenire il fenomeno bisogna operare su più livelli – sottolinea ancora Pompili – Sono necessari interventi di prevenzione primaria che riguardano tutta la popolazione, e servono a far accrescere la consapevolezza del fenomeno. Vanno quindi veicolate nozioni a tutti sul suicidio. Poi c’è una prevenzione secondaria che va fatta sui gruppi più a rischio, come anziani e adolescenti, e infine una prevenzione terziaria che riguarda chi ha già manifestato intenti suicidari. Queste strategie vanno elaborate sapientemente anche con risorse economiche adeguate perché sono il punto nevralgico della prevenzione stessa». Al convegno di Roma interverranno professionisti di fama nazionale e internazionale. La giornata prevede anche un incontro dedicato all’arte, e in particolare al teatro. Un’attrice professionista metterà in scena la storia di una madre che ha perso il figlio per suicidio.