Suicidi e gioco patologico, più a rischio donne e adolescenti

L’esperto: «Il fenomeno incide sulla predisposizione a togliersi la vita perché colpisce al cuore non solo il benessere dell’individuo ma dell’intera famiglia». Fondamentale intervenire precocemente

«Il disturbo da gioco d’azzardo patologico è tra quelli che più direttamente possono portare al suicidio». Lo ha sottolineato Luigi Janiri, pschiatria esperto di gambling patologico, nella sua relazione di ieri, mercoledì 10 settembre, al convegno “La prevenzione al suicidio: un mondo unito”, organizzato presso l’ospedale Sant’Andrea in occasione della giornata mondiale. Secondo Janiri il gambling patologico incide sulla predisposizione a togliersi la vita perché colpisce al cuore non solo il benessere dell’individuo ma dell’intera famiglia. «Il gioco d’azzardo è un vero cancro per la nostra società – ha sottolineato -. Molto spesso ai comportamenti del gioco si associano anche l’abuso di sostanze psicotrope, creando così il terreno per un’ideazione suicidaria».

Tra le cause correlate che portano all’idea di togliersi la vita, le perdite continue e ingenti ma anche i disturbi dell’umore. Secondo l’esperto le donne sono più a rischio, insieme agli adolescenti. «Esiste una forte correlazione tra gambling e suicidalità – ha concluso Janiri -: nella maggior parte dei casi, infatti siamo in presenza di problemi tipo psichiatrico, come la grave depressione legata a perdita di denaro e a indebitmento. È necessario quindi trattare precocemente al gambling, che va tenuto sempre sotto controllo, in particolare quando riguarda donne e adolescenti».

Tra i tanti interventi che si sono susseguiti nel corso del convegno quello di Andrea Romigi, che ha messo in correlazione i disturbi del sonno e la possibilità del suicidio. E quello di Matteo Balestrieri, che ha analizzato l’incidenza della crisi economica sul tasso di suicidi. In particolare, ricordando uno studio di Maurizio Pompili, responsabile del servizio di prevenzione al suicidio dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, ha spiegato che la crisi e in particolare la disoccupazione sono da considerarsi concause dell’aumento dei suicidi negli uomini dai 24 ai 65 anni ( età lavorativa) riscontrato in italia dal 2006 al 2012 (+12 per cento).

Di prevenzione ha parlato proprio Maurizio Pompili, sottolineando come «solo dal 900 sono stati portati avanti i primi interventi volti a frenare il fenomeno». Adesso, ha rilevato, «molto si conosce, abbiamo una profusione scientifica importante, questo però non porta direttamente a una cultura capace di comprendere a pieno l’individuo in crisi. Bisogna lavorare di più sulla prevenzione». Secondo Paolo Girardi, professore ordinario in psichiatria della Sapienza, bisogna «superare lo stigma. Nessuno si può più chiamare fuori – ha evidenziato -, ci interessa tutti: la costanza del fenomeno è sempre presente, varia solo di qualche unità di anno in anno».

Alla giornata ha partecipato anche monsignor Andrea Manto, direttore del Centro per la pastorale sanitaria della diocesi di Roma. «Questo appuntamento – ha sottolineato – rienta in un cammino che come Chiesa di Roma stiamo facendo insieme per la salute mentale. La sofferenza di chi ha bisogno di ascolto è sempre maggiore, serve una riflessione sulla comunità tutta».

11 settembre 2014