“Sunday bloody Sunday”, il grido degli U2 contro la guerra

Il brano dedicato alla strage del 1972 nell’Irlanda del Nord. Il leader Bono aveva 22 anni quando la scrisse

Solo poche settimane fa abbiamo letto le cronache di tante celebrazioni per il centenario della conclusione della prima guerra mondiale, che lasciò sul terreno milioni di morti. Una nuova opportunità per riflettere sull’assurdità e sull’inutilità della guerra. Oggi assistiamo, al di là del Mediterraneo, alla “strage degli innocenti” – così l’ha definita il cardinale Zenari – che si consuma da anni in Siria e a tante altre guerre dimenticate, anche di dimensione locale (ma che poi così locali non sono mai, per la valenza geopolitica o per i legami con grandi potenze). Proprio nei giorni scorsi, Papa Francesco è tornato a lanciare un monito sull’inutilità della guerra, sottolineando il legame tra povertà e guerra. «Un circolo vizioso che uccide le persone, alimenta sofferenze indicibili e sparge un odio che non si ferma».

Alla guerra e alla sua inutilità la musica, anche il rock, ha dedicato tante canzoni. Nelle settimane che ci avvicinano alla Giornata mondiale della pace, ne proponiamo una tra le più famose, che gli U2 hanno lanciato nel 1983 avendo in mente la “Bloody Sunday” del 1972, l’ultima delle domeniche di sangue che hanno segnato la storia dell’Irlanda, quando l’esercito inglese aprì il fuoco a Derry, nell’Irlanda del Nord, sulla folla radunatasi per una manifestazione, uccidendo 14 persone e ferendone numerose altre. Ovvero “Sunday bloody Sunday” – “domenica sanguinosa domenica”.

«Non riesco a credere alle notizie oggi / Non posso chiudere gli occhi e farle andare via. / Per quanto / Per quanto tempo dovremo cantare questa canzone? / Per quanto, per quanto? Perché stanotte / Noi possiamo essere uniti, stanotte». Interrogativo – “per quanto tempo?” – che da un lato sembra riecheggiare con altre parole il “Fino a quando?” con cui si apre il Salmo 13 e dall’altro fa tornare alla mente le domande inquietanti della dylaniana “Blowin’in the wind”.

C’è tutto lo sgomento e l’incredulità di fronte al sangue di un conflitto che per circa trent’anni ha insanguinato quell’angolo dell’Europa seminando vittime e terrore. E, anche qui, come in Siria, ecco i bambini, vittime innocenti, in un desolato panorama di morte. «Bottiglie rotte sotto i piedi dei bimbi / Corpi sparsi ai lati del vicolo cieco. / Ma non darò retta al richiamo alla lotta / Mi mette le spalle / Mi mette con le spalle al muro / Domenica, sanguinosa domenica».

Ma non c’è solo il sangue, ci sono anche le lacerazioni nel popolo, nelle famiglie. «E la battaglia è appena cominciata / Ci sono molte perdite, ma dimmi chi ha vinto? / Le trincee scavate nei nostri cuori / E madri, figli, fratelli, sorelle / Separati». No, davvero con la guerra non vince nessuno. E Bono, il leader degli U2 e autore di questa canzone, sapeva bene di cosa parlava. Madre protestante, padre cattolico, dublinese di nascita, aveva 11 anni quando a Derry l’esercito inglese sparò sulla folla. E, in fondo, ne aveva appena 22 quando scrisse “Sunday bloody Sunday”, eseguita per la prima volta in pubblico a Belfast e poi inserita nell’album “War”. È il grido di un giovane di quel tempo – e insieme il grido di un giovane di ogni tempo – contro l’odio e la violenza fratricida, e l’invito all’unità perché l’unica autentica vittoria non si consegue con le armi. Bisogna arrivare alla fine della canzone per scoprire la risposta.

«Asciuga le lacrime dai tuoi occhi / Asciuga le tue lacrime. / Asciugherò le tue lacrime. / Asciugherò via le tue lacrime. / Asciugherò i tuoi occhi arrossati…. Ed è vero siamo immuni / Quando la verità è romanzo e la TV realtà. / Ed oggi a milioni piangono / Mangiamo e beviamo / Mentre domani loro morranno / La vera battaglia è appena cominciata / per reclamare la vittoria che Gesù ottenne in una… domenica, sanguinosa domenica».

11 dicembre 2018