Suor Veronica del Santissimo Sacramento verso l’onore degli altari

In Vicariato la chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione. Il vice postulatore Libanori: un «ministero di intercessione, consolazione e consiglio»

Si chiude domani, 15 ottobre, alle 12 nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense la fase diocesana dell’inchiesta sulla vita, le virtù eroiche, la fama di santità e di segni della serva di Dio Veronica Teresa del Santissimo Sacramento, religiosa professa dell’Ordine delle Clarisse Cappuccine, al secolo Maria Cesira Pazzafini, delle Cappuccine povere di Santa Chiara. Presenti il postulatore padre Arturo Elberti e il vicepostulatore, il vescovo Daniele Libanori.

Nata a Ferrara il 16 novembre 1896, la giovane Maria Cesira crebbe al Conservatorio della Provvidenza, retto dalle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, dove maturò la sua vocazione monastica. Nel 1915 fu accolta come postulante nel Monastero di Santa Chiara, sempre a Ferrara, dove iniziò il suo noviziato. Il 23 ottobre del 1916 emise la professione semplice e nel 1919, nello stesso giorno, quella solenne. Nel 1945 divenne Madre Maestra delle Novizie, un ufficio che svolse con la consueta semplicità. Il 19 maggio 1964, suor Veronica venne sottoposta ad esami clinici, presso l’Ospedale Sant’Anna; la diagnosi: un tumore alla testa a uno stadio avanzato. Morì l’8 luglio; le sue ultime parole furono rivolte con un sorriso alla madre Abbadessa: «Grazie mamma!». Il 9 luglio furono celebrati i funerali. Il corpo della religiosa, sepolto dapprima nel Cimitero della Certosa di Ferrara, fu poi riesumato nel 1975 e riposa oggi nella chiesa di Santa Chiara.

Nei suoi quasi cinquant’anni di vita religiosa, sopportò lunghi periodi di malattia ma fu sempre dedita alla preghiera, alla penitenza, alla consolazione delle consorelle. I suoi pensieri e la sua vita sono narrati nei “Quaderni” che scrisse lei stessa, nonché nel volume “Sentii cose che non so spiegare. Scritti spirituali di suor Veronica del Santissimo Sacramento”, di monsignor Libanori. «Pur nel silenzio e nella discrezione che proteggono la sua vita – riflette il vescovo -, col passare degli anni diventa sempre più intenso il ministero di intercessione, consolazione e consiglio che essa svolge nel parlatorio e per lettera. Delle esperienze spirituali narrate nei “Quaderni”, che continuarono senza interruzione, all’esterno trapelava solo qualche rara traccia nella corrispondenza più confidenziale, mentre le consorelle potevano intuire qualcosa dalla pace che la sua presenza infondeva e dalla particolare lucentezza del suo volto. Ciò che della sua vita oggi appare singolare – aggiunge – è noto solo perché i resoconti affidati alla carta sollevano un poco il velo su un’avventura spirituale eccezionale. La vita esterna di questa piccola monaca infatti, specie dopo la seconda grave malattia, fu del tutto ordinaria e conforme ai suoi uffici; fu ordinaria, senza tuttavia scordare quanto quell’ordinarietà dovette costarle».

14 ottobre 2021