“The message is the bottle”, un anno senza plastica a Roma Tre

Un bilancio del rettore dell’università, Luca Pietromarchi: «Ventimila borracce metalliche distribuite agli studenti ma anche a Mattarella e a Conte»

«Un super bilancio: abbiamo distribuito gratuitamente circa 20mila borracce agli studenti, perché per noi non rappresentano un oggetto ma una lezione vera e propria, anche moltissimi professori le hanno acquistate alla cifra di 10 euro ciascuna». Dopo quasi un anno dalla decisione di far diventare l’Università Roma Tre “plastic free”, nelle parole del rettore Luca Pietromarchi si legge tutta la soddisfazione di chi è chiamato non solo a rispondere alle esigenze accademiche dell’ateneo ma anche a dare una risposta agli studenti su temi di grande attualità, tra cui la tutela dell’ambiente. «Le borracce sono diventate un simbolo di Roma Tre – dice il rettore -, pensi che ne facciamo omaggio agli ospiti di riguardo che vengono a trovarci, ad esempio al presidente Mattarella e al premier Conte. Siamo stati i primi in Italia e adesso ce l’hanno tutti, ma noi siamo stati i primi!».

Un aspetto che contraddistingue Roma Tre – nata nel 1992, terzo ateneo statale di Roma con  34mila studenti – è la volontà di innovare e di sensibilizzare la popolazione studentesca e il corpo docente su temi che riguardano la società, e proprio in questa direzione quasi un anno fa è stata presentata l’iniziativa “The message is the bottle” (con un titolo che riecheggia la celebre canzone dei Police), nella quale l’ateneo ha lanciato l’idea di diventare “plastic free” e di fornire gratuitamente ai suoi studenti delle borracce metalliche per sostituire le classiche bottigliette di plastica. Ma come nasce l’idea? «Un giorno ero nella facoltà di Lettere per gli esami scritti in lingua francese, c’erano un centinaio di studenti nell’aula – racconta il rettore – e a colpo d’occhio, prima ancora di vedere le loro teste, vedo sui banchi una distesa di plastica. Siccome era un esame scritto di 3-4 ore, gli studenti avevano almeno una bottiglietta d’acqua ciascuno. Guardando questa selva di bottigliette di plastica mi sono chiesto: ma se ogni aula è piena così, dove finisce poi tutta questa plastica? Calcolando grossomodo che Roma Tre produce al giorno circa 10mila bottigliette, ho immaginato che quotidianamente dal nostro ateneo è come se uscisse un camion carico di plastica, per finire chissà dove. Inoltre – prosegue – ero reduce da un convegno all’Università di Zurigo, dove c’era la stessa scena, però con una distesa di borracce metalliche. Non appena ho comunicato l’idea di dire stop alla plastica nel nostro ateneo ai rappresentanti degli studenti, ho sentito da parte loro solo entusiasmo». E facendo un giro nelle aule di Roma Tre ci si rende subito conto di come gli studenti abbiano apprezzato questo progetto.

Sempre sui temi ambientali, va segnalata un’importante novità rispetto a un corso interdisciplinare in fase di progettazione, dedicato all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile. Questo corso varrà 6 crediti e vedrà la partecipazione di specialisti che interverranno sui 17 obiettivi previsti dall’Agenda. Questo corso potrebbe rappresentare un ulteriore importante passo in avanti per la comunità accademica di Roma Tre e per i suoi studenti, con uno sguardo sempre rivolto al futuro, in linea con “The message is the bottle”. (Jacopo Nassi)

4 marzo 2020