Torpignattara, la comunità di San Barnaba risponde con la preghiera

Dopo l’aggressione che ha coinvolto un giovane del posto ed è costata la vita a un senza tetto pakistano, venerdì 26 settembre la chiesa di piazza dei Geografi ospita una veglia per dire no a ogni violenza

 

«Una grande veglia di preghiera perché vogliamo una città senza violenza, perché così la nostra comunità cristiana vuol rispondere a quello che è successo». Padre Mario Trainotti è il parroco di San Barnaba, chiesa del quartiere di Torpignattara. La notte tra il 18 e il 19 settembre un ragazzo del posto, 17 anni, avrebbe colpito con calci e pugni un clochard pakistano di 28 anni che, a suo dire, gli aveva sputato addosso. Il clochard è morto, il ragazzo è in stato di fermo. C’è un’indagine in atto, la magistratura farà il suo corso. Quel che ha fatto parlare in queste ore è stata una “manifestazione di solidarietà” che, domenica sera, ha attraversato le strade del quartiere. Solidarietà per il 17enne coinvolto.

“Questo quartiere che è sempre stato particolare, difficile. Sono venuto qui per la prima volta vent’anni fa – dice padre Mario -, poi sono andato via; ora sono tornato. A me sembra che nulla sia cambiato, se non una forte crescita di presenza degli immigrati». A Tor Pignattara c’è la prima scuola multietnica di Roma: bambini di origini diverse che sono un “noi”. È anche la zona della città dove vive il più alto tasso di stranieri. Oggi, nel quartiere si respira un’aria in bilico. «C’è una forte tensione, per motivi di ordine pubblico. Ci sono stranieri perfettamente integrati, altri meno. Ultimamente, com’è successo inaltre zone della città, molti negozi gestiti da italiani hanno chiuso mentre altri, gestiti da stranieri, hanno aperto. C’è chi aiuta l’integrazione e chi no. Bisogna anche ammettere che qui non c’è molta attenzione da parte delle forze dell’ordine. Sempre domenica – continua padre Mario – nel quartiere Alessandrino c’è stata un’altra manifestazione simile a quella vista qui, ma contro il degrado e lo spaccio di droga».

La comunità è divisa tra innocentisti e colpevolisti, tra chi esprime la solidarietà al ragazzo e chi no. «Un fenomeno riconducibile a pregiudizi e fenomeni “gruppali” in una situazione di grave crisi e degrado psico-sociale – spiega la psicologa Alessandra Costantini -: l’etnocentrismo ha un’importante funzione adattiva ed è quella tendenza a riconoscere come nemici gli individui che non appartengono al proprio gruppo ristretto e la tendenza a favorire in ogni modo i membri che invece lo compongono». Nel caso della percezione sociale, questo processo si traduce come «piattaforma cognitiva del pregiudizio», vale a dire, il fatto di percepire gli altri non tanto in termini di singoli individui quanto piuttosto in termini di categorie sociali. «Ciò che è accaduto nella manifestazione – continua la psicologa – è riconducibile quindi al fenomeno di favoritismo per l’in-group, che costituisce una delle espressioni più evidenti dell’appartenenza. Il gruppo di appartenenza – conclude – ha la funzione di sostegno per l’individuo, ponendosi in qualche modo come garante della bontà delle sue interpretazioni del mondo e dell’efficacia delle sue scelte operative».

Padre Mario ha organizzato, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, per venerdì 26 settembre alle 18.30 nella sua chiesa di piazza dei Geografi una veglia di preghiera per intercedere presso il Signore per il quartiere. «Vogliamo dire no alla violenza, in tutte le sue forme, e chiedere al Signore di estirpare la radice velenosa dell’aggressività e della violenza», commenta. Ma c’è anche un altro aspetto da considerare, ammette Costantini: «Quello che sta accadendo, è anche frutto di un continuo bombardamento d’informazioni e mala-informazione che intaccano il sistema di protezione e che infiammano il carbone del pregiudizio. Se diamo senso e ci asteniamo dal giudizio, potremmo iniziare tutti a chiederci: come possiamo far in modo che in futuro questo non capiti più? Come possiamo offrire ai giovani, bambini, adolescenti la possibilità di avere una vita senza violenza? Quale rete possiamo costruire contro criminalità e degrado, quali servizi possiamo attivare per i poveri, e per chi è in grave difficoltà economica e psicologica?».

23 settembre 2014