Tra bambini e detenuti, l’impegno di Anna nel Malawi

La storia della volontaria francescana, 75 anni, da 17 anni in Africa, tra assistenza nelle carceri e costruzione di scuole rurali, per dare un’istruzione ai piccoli nei villaggi

Il desiderio di aiutare gli ultimi, quelli che più facilmente vengono dimenticati. Questo anima il lavoro di Anna Tommasi, 75 anni e volontaria della comunità delle Francescane ausiliarie laiche missionarie dell’Immacolata, che dal 2002 si trova in Malawi, nell’Africa orientale. «Da 17 anni opero a Blantyre, principale polo industriale del Paese, in ambiti diversi: religioso, assistenziale, educativo, sociale», racconta. Sono due in particolare i progetti a cui si dedica: quello di assistenza nelle carceri e quello per la costruzione di scuole materne rurali, per garantire l’istruzione ai bambini che vivono nei villaggi. «Il governo del Malawi da anni insiste perché in ogni villaggio ci sia l’asilo e attualmente le scuole che fanno parte del nostro programma sono 117, sparse su un raggio di 20-25 chilometri dalla nostra sede centrale – dice la missionaria – ma diversi altri villaggi sono “in lista di attesa” perché non possiamo accogliere nuovi piccoli se non aumentano le entrate».

Sono quasi seimila i bambini iscritti, dai 2 anni e mezzo ai 6: «Ogni giorno a metà mattina ricevono una razione di cibo, un semolino fatto con farina di soia e mais con l’aggiunta di vitamine, sali minerali e zucchero – spiega -; questo comporta una spesa molto elevata perché ci vogliono più di duemila euro al mese per dare da mangiare a tutti». Ha un costo elevato anche la formazione delle tante insegnanti, tutte volontarie, «a cui ci stiamo dedicando, offrendo corsi professionali ora che abbiamo raggiunto il traguardo di avere ambienti adatti e salubri per accogliere i bambini che prima stavano all’aperto, esposti alle intemperie».

La formazione è un elemento centrale anche per i detenuti: «Lo scopo dell’attività all’interno delle 9 carceri, di cui 2 minorili, che visito regolarmente – sottolinea Tommasi – è sì quello di dare una mano nel processo di riabilitazione, tenendo presente la persona nella sua totalità di corpo e spirito», tuttavia «sono convinta che l’unica possibilità di riscatto autentico passi attraverso l’istruzione o la possibilità di imparare un mestiere». In questi 12 anni «siamo riusciti a fare studiare in carcere tanti ragazzi, sia a livello di scuola primaria che secondaria, e ogni anno aumenta il numero dei giovani che richiede l’istruzione – racconta -; altri preferiscono invece frequentare i nostri corsi di addestramento per falegnami, meccanici e idraulici».

Le condizioni delle carceri in Malawi «sono miserabili, con l’aggiunta del problema del sovraffollamento – riferisce la missionaria -: in quello di Chichiri la maggior parte dei quasi 2mila carcerati dorme seduta, in grandi stanzoni, perché non c’è nemmeno il posto per sdraiarsi». Ancora, «l’unico pasto della giornata è lo stesso anche per i malati, per questo abbiamo un programma di assistenza alimentare per i detenuti sieropositivi o con tubercolosi». A loro «offriamo una dieta speciale – conclude la missionaria – con il cibo cucinato da noi nell’infermeria del carcere, che abbiamo costruito grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica».

21 ottobre 2019