Tra la Cina e Roma, il filo diretto della solidarietà

La vicinanza spirituale, le preghiere ma anche gli aiuti concreti, come le mascherine donate dalle diocesi di Fuzhou e Baoding. L'impegno della comunità cinese nella Capitale, che si è attivata donando dispositivi di sicurezza all'Opera femminile don Guanella

«Abbiamo sentito forte il vostro sostegno con la testimonianza evangelica di vicinanza. Anche in questo tempo di grande difficoltà per il mondo abbiamo sperimentato il desiderio di vicinanza. Ci auguriamo che tutto questo possa continuare, che finita l’emergenza sanitaria la Chiesa e l’umanità possano risplendere per la carità concreta e il desiderio di fraternità e di attenzione verso gli altri testimoniati durante la pandemia». Con queste parole il vescovo Paolo Ricciardi, delegato per la pastorale sanitaria nella diocesi di Roma, ha ringraziato attraverso un video la diocesi di Fuzhou (Fujian, Cina) per il dono dei dispositivi di sicurezza inviati all’Italia.

Molti sacerdoti cinesi che negli anni scorsi sono stati nel nostro Paese anche per motivi di studio sono rimasti in contatto con le comunità che li hanno ospitati e in questo momento di emergenza sanitaria hanno fatto sentire la loro tangibile vicinanza inviando mascherine, guanti, camici e tute protettive che sono stati donati, attraverso l’Ufficio diocesano per la pastorale sanitaria, alle aziende ospedaliere e alle congregazioni religiose, due realtà che hanno pagato un prezzo altissimo in numero di vittime. Oltre alla vicinanza spirituale, alle preghiere di intercessione e alle novene, i presbiteri cinesi hanno avviato anche raccolte fondi nelle diocesi di appartenenza per acquistare dispositivi di sicurezza per sopperire ai bisogni venutisi a creare con la pandemia.

Tra i primi ad attivarsi per far recapitare mascherine anche negli istituti religiosi italiani c’è stato don Pietro Cui Xingang della diocesi di Baoding, già coordinatore italiano della pastorale per gli immigrati cinesi di religione cattolica per conto della fondazione Migrantes. Don Gregorio Chen Wu e don Pietro Shao hanno lasciato l’Italia da circa sei anni ma non hanno mai interrotto il filo di amicizia con la comunità della parrocchia San Cleto, nel quartiere San Basilio, che li ha ospitati durante il loro soggiorno di studio nella Capitale. «Anche se in modo saltuario hanno sempre mantenuto i contatti con noi – racconta il parroco, padre Giovanni Ferraresso -. Per dimostrare la loro gratitudine e fraternità, oltre a inviarci messaggi di conforto, hanno fatto recapitare cinquecento mascherine che abbiamo subito distribuito a chi ne aveva bisogno».

In piena emergenza sanitaria anche la comunità cinese cattolica di Roma si è attivata per far sentire la propria vicinanza. Attraverso il cappellano padre Michael Lye Heng Goh i fedeli, circa 150, hanno donato tremila mascherine, molte delle quali sono state destinate al Centro di riabilitazione Casa Santa Maria della Provvidenza-Opera femminile don Guanella. «Con questo piccolo pensiero abbiamo voluto dare segno della nostra solidarietà ai fratelli italiani – spiega il cappellano -. Si è parlato tanto della carenza dei dispositivi di sicurezza e ci siamo adoperati per aiutare».

Conosciuto da tutti come padre Michele Wu, con la pronuncia mandarina, il sacerdote è rettore della chiesa San Bernardino in Panisperna. In queste settimane ha mantenuto i contatti con la sua comunità attraverso messaggi e telefonate offrendosi anche di tradurre in cinese i moduli da compilare per accedere ai contributi governativi. Pone anche l’accento sull’«ottimo» rapporto che si è instaurato con i residenti di piazza Vittorio e del rione Monti. «Spesso gli italiani ci chiedono di partecipare alle nostre celebrazioni – conclude -, soprattutto quelle del Capodanno cinese».

22 maggio 2020