Un “lifting” del palato contro le apnee notturne

Presentata al Campus Bio-Medico una tecnica chirurgica innovativa mininvasiva per arginare le conseguenze, anche gravi, della sindrome di cui in Italia soffrono circa 24 milioni di persone

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno è una condizione caratterizzata da pause nella respirazione durante il sonno, dovute all’ostruzione parziale o totale delle prime vie aeree, ed associata al russamento notturno. Si stima che in Italia a soffrirne siano circa 24 milioni di persone tra i 15 e i 74 anni (il 54% della popolazione adulta) e, se non trattata, può causare gravi ripercussioni sull’organismo umano. Infatti, oltre che a una frammentazione del sonno ed una eccessiva sonnolenza diurna, questa contribuisce a una serie di disturbi, come mal di testa, disturbi uditivi, acufeni e necessità di minzione notturna che, senza un esame volto ad accertare la presenza delle apnee, resterebbero “inspiegabili”. A questi possono aggiungersi conseguenze più serie, dovute allo stress a cui vengono sottoposti tutti gli organi e apparati, in particolare quello cardio-circolatorio. Le persone che soffrono di apnee ostruttive del sonno, infatti, sono maggiormente predisposte ad ictus, ipertensione ed infarto, oltre che ad una serie di patologie dell’apparato respiratorio, e del sistema neurologico, come ansia, instabilità emotiva e disturbi cognitivi e dell’umore.

Tuttavia, nonostante la grande incidenza sulla popolazione, il profondo impatto sulla qualità della vita ed i sostanziali rischi a cui espone, si tratta di una condizione ancora drasticamente sottodiagnosticata. Da recenti studi, infatti, si stima che solo il 4% delle persone con sindrome delle apnee notturne moderata-severa riceve la relativa diagnosi, e solo il 2% accede ad un adeguato trattamento. In questo scenario, segnali di miglioramento arrivano da innovazioni in campo chirurgico e tecnologico, presentate in occasione del corso annuale di diagnosi e trattamento del russamento e delle apnee notturne, tenutosi il 6 e 7 maggio 2022 al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e che ha visto la partecipazione di medici da 27 Paesi del mondo. Molto promettente, in particolare, è una tecnica chirurgica mininvasiva, sviluppata in Italia dieci anni fa a Milano ed adottata dai migliori centri mondiali per il trattamento delle apnee notturne e del russamento.

Questa consiste in una sorta di “lifting” faringo-palatale, realizzato attraverso dei fili barbuti invisibili e riassorbili, i quali creano una tensostruttura in grado di contrastare il collasso orofaringeo e le vibrazioni del palato che si verificano durante il sonno nei pazienti affetti da questa sindrome. Rispetto alla chirurgia palatale tradizionale non richiede quindi alcuna incisione del muscolo e/o resezione delle strutture fibromuscolari faringee. Ciò garantisce anche dei tempi di ripresa più rapidi, ed è infatti possibile tornare a casa già il giorno successivo all’intervento. Questa tecnica innovativa di rimodellamento faringo-palatale ha, inoltre, una percentuale di successo decisamente elevata, specie se comparata alla procedura tradizionale, ormai obsoleta. Infatti, mentre la probabilità di riuscita dell’intervento resettivo è stimata intorno al 40-50%, con il lifting faringo-palatale questa si attesta tra 80 e 90% in casi selezionati attraverso un accurata valutazione pre-operatoria, secondo anche un recente studio pubblicato sull’European Archives of Oto-Rhino-Laryngology dall’Unità di Terapie Integrate in Otorinolaringoiatria del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico.

Si tratta, dunque, di una strategia chirurgica in grado di garantire minore invasività in questo campo e può rappresentare per molti pazienti l’unica alternativa al trattamento notturno a vita con il CPAP, un macchinario che mantiene le vie aeree aperte attraverso l’erogazione di aria, e che nel 25-50% dei casi viene abbandonato nel lungo periodo. (Manuele Casale, responsabile Uos Terapie Integrate in Otorinolaringoiatria)

17 maggio 2022