«Un nuovo patto tra le generazioni», che comincia dall’incontro

A La civiltà Cattolica il confronto introdotto da Riccardo Iacona sul libro “La saggezza del tempo”. Polito (Corriere della Sera): «Interrotta la trasmissione di saperi e valori». L’iraniana Houshmand Zadeh: «Memoria e ricordo sono una necessità»

Riccardo Iacona

Il nodo dell’interruzione nella trasmissione del sapere, il dialogo intergenerazionale e nelle culture tra popoli diversi, l’importanza della memoria che diventa saggezza. Sono alcuni dei temi messi in evidenza nella tavola rotonda “Un nuovo patto tra le generazioni” che si è svolta sabato 1° dicembre a Villa Malta, sede della Civiltà Cattolica, in occasione della pubblicazione del libro “La saggezza del tempo. In dialogo con Papa Francesco sulle grandi questioni della vita” (Marsilio). Il volume, come ha ricordato il curatore padre Antonio Spadaro, direttore della rivista dei Gesuiti, è stato presentato al pontefice nel corso del recente Sinodo dei giovani, il 23 ottobre. Introducendo il confronto, il giornalista Rai Riccardo Iacona ha sottolineato l’«impatto emotivo» delle parole del Papa. «Non è solo quello che dice ma come lo dice, con un linguaggio diretto che entra nel cuore e nel cervello» e ne fa «un gigante rispetto al dibattito pubblico cui siamo abituati». Un libro da cui emana «un’aria magica di intensa semplicità».

Particolarmente interessante l’analisi offerta dall’editorialista del Corriere della Sera Antonio Polito, secondo il quale il Papa approccia il tema del rapporto intergenerazionale «più da vescovo che da pontefice. È importante che abbia voluto gettare la sua autorevolezza» su questo aspetto «per me cuore della crisi contemporanea, in particolare in paesi come l’Italia» perché, ha sottolineato, siamo di fronte a una «interruzione di trasmissione di saperi e di valori tra generazioni», vale a dire la tradizione, frutto di «un progetto culturale che ha radici lontane». È quella che Polito chiama «disruption» e produce una «svalutazione della sapienza delle generazioni più anziane». È in questo quadro che si inseriscono ad esempio la «rottamazione» politica o le «difficoltà del passaggio generazionale delle aziende». Ci si vuole «liberare dall’educazione, dall’avere maestri». Il guaio, secondo Polito, è che «la rete permette l’accesso alle conoscenze, non all’esperienza». Quindi, ha messo in guardia da due rischi: il «giovanilismo», figlio della «cultura dello scarto» che ha una «giustificazione economica», e il progetto, forse utopico ma non meno pericoloso, del «transumanesimo» che ha la sua culla nella Silicon Valley, finanziato da grandi investitori che sognano l’immortalità.

Shahrzad Houshmand Zadeh

Da canto suo l’iraniana Shahrzad Houshmand Zadeh, docente di studi islamici, ha messo in relazione alcune pagine del libro con i contenuti del Corano. «La memoria, il ricordo, l’ascolto dei racconti sono una necessità per non ripetere gli stessi errori e orrori», ha detto Zadeh definendosi «figlia musulmana di Papa Francesco». E toccando il tema dei profughi, ha sottolineato come «tutti possono diventarlo. Se te la prendi con i poveri, vuol dire che non hai il fegato di prendertela con i ladri veri che obbligano i nostri figli a emigrare».

Paolo Ruffini

Per il prefetto del dicastero per la Comunicazione della Santa Sede Paolo Ruffini, invece, «la cosa più affascinante di questo libro sono le immagini, che raccontano come sono nate le parole. In un tempo che non ci fa più incontrare o almeno non ci rende capaci di relazioni vere, che non ci fanno  guardare negli occhi, questo libro fa il contrario, ricuce ciò che pare il mondo stia dividendo». Citando un neologismo del Papa, «cardioscleros», Ruffini ha rimarcato che il virus di tale malattia «è l’incapacità di incontrarsi. La forza della comunicazione del Papa nasce proprio dall’incontro» mentre il «nostro tempo sta costruendo sulla divisione l’utopia di una falsa sicurezza. Il libro – ha concluso – parla di condivisione, di tempo, di responsabilità nelle scelte, nella ricerca del bene, per cui non c’è un algoritmo. Questa è la saggezza, il contrario dell’avventatezza del nostro tempo. Oggi i ragazzi cercano i nonni per farsi raccontare un passato che i genitori non sono stati capaci di preservare».

Antonio Spadaro

Padre Spadaro, nel ripercorrere la genesi del libro, ha sottolineato gli aneddoti personali narrati dal pontefice, come ad esempio le circostanze della sua nascita. «Ha reagito da anziano, non da Papa. Da nonno» E soprattutto, ha spiegato che questa insistenza del Papa nel recuperare il rapporto tra generazioni risale almeno a una riflessione di Bergoglio quando aveva 40 anni: «Il rattrappirsi dei vecchi – scriveva – dischiude la sapienza e l’impazienza fatua dei giovani, non strapazza l’eredità spirituale ma invece la assume». Parole poi riecheggiate nel discorso pronunciato ai cardinali appena due giorni dopo la sua  elezione.

3 dicembre 2018