Una presa di coscienza

L’intervista al giurista Vittorio Bachelet che nel 1974 coordinò il convegno diocesano sulla scuola. L’appello alla partecipazione

«La scuola italiana sta per essere impegnata con il nuovo anno appena iniziato in una profonda e difficile riforma di se stessa. L’attuazione dei decreti delegati infatti chiama il personale della scuola docente e non docente, studenti, genitori, operatori sociali a gestire la scuola stessa con metodo democratico e largamente partecipato: essi diventano protagonisti responsabili dei risultati di crescita educativa che, ciascuno e tutti insieme, vorranno consapevolmente perseguire per il presente ed ancor per il futuro». Con queste parole il cardinal Poletti si è rivolto alle comunità parrocchiali, alle istituzioni ed associazioni cattoliche per invitarle a partecipare all’incontro diocesano svoltosi nella Pontificia Università, sul Gianicolo, dal 28 novembre al 1 dicembre. Il prof. Vittorio Bachelet, che ha coordinato il Convegno diocesano sulla scuola nei tre giorni di dibattito all’Università sul Gianicolo ed ha fatto la relazione di sintesi, domenica 1° dicembre, ha risposto a tre domande sui motivi dell’incontro, sui suoi contenuti e sugli impegni che ne derivano per un cristiano.

Perché questa attenzione della diocesi di Roma ai problemi della scuola? è solo dovuta alla entrata in vigore dei decreti delegati?
La «gestione partecipante» sollecita infatti la presa di coscienza da parte di tutti delle nuove responsabilità. La gestione sociale, infatti, accompagna la scuola in un momento di crisi e di trasformazione, in cui si può avviare, insieme a tutti coloro che sono preoccupati dell’impegno educativo, un processo di rinnovamento che aiuti la scuola a corrispondere alle esperienze di crescita culturale e civile sempre più largamente richiesta dalle nuove generazioni.

Quale contributo può portare il cristiano come tale alla soluzione di questi problemi scolastici?
Il cristiano cerca, lavora e fatica insieme con tutti gli altri uomini di buona volontà per trovare soluzioni che non sono mai facili (il processo educativo è uno dei processi più delicati, perché deve aiutare il ragazzo a costruirsi nella sua pienezza di uomo, rispettando e arricchendo di esperienze culturali la sua libertà e aiutandolo a crescere nella sua responsabilità, a maturare ed esprimere le sue potenzialità). Il cristiano porta in questa ricerca, più che un preciso progetto metodologico, la ricchezza della sua testimonianza di vita e i valori di coerenza della sua fede: l’impegno educativo vissuto nella fede, nella speranza, nella carità, richiede uno sforzo di approfondimento e aggiornamento culturale, di generosità personale, di confronto di esperienze educative, in cui il cristiano deve portare tutta la sua sapienza umana, tutta la sua esperienza pedagogica, e quella attenzione rispettosa che sa che la vita di ogni uomo è opera di Dio, ma si costruisce anche nella società, nell’incontro con gli altri uomini; che in ogni uomo e in ogni ragazzo «l’azione di Dio non viene mai meno».

In che senso si può dire che queste giornate di studio sono in linea con gli impegni che la comunità cristiana di Roma si è assunta nel febbraio scorso?
Allora si sottolineò l’impegno di tutta la comunità cristiana di Roma perché assumesse le sue responsabilità di giustizia e di carità per contribuire ad un rinnovamento profondo della città capace di «guarire» i «mali di Roma». Ora si tratta di un momento particolarmente delicato della vita della scuola: cioè una realtà di estrema importanza per la vita dei singoli e dell’intera società, e per rapporti sociali più giusti: perché l’ingiustizia non è solo nella iniqua distribuzione dei beni economici, ma anche nella diversa possibilità di crescita culturale; e perché il processo educativo, se corretto, può aprire ad una più ampia visione della società e costituirne elemento di crescita e di trasformazione. è naturale che questo «evento», questo «segno dei tempi» che è il processo di partecipazione, richieda un esame di coscienza e un impegno attivo del cristiano, secondo giustizia e secondo carità. Di entrambe c’è bisogno del rinnovamento della scuola. (intervista a cura di V. Noto)

 

8 dicembre 1974