Università Cattolica, Cei: «Non perdere di vista cosa rende pienamente umana l’esperienza del sapere»
Diffuso il messaggio dei vescovi per la 102ª Giornata dedicata all’ateneo fondato da padre Gemelli, il 19 aprile. La missione storica delle università cattoliche e le sfide del presente
“L’esperienza del sapere”: questo il titolo del messaggio della presidenza Cei per la 102ª Giornata nazionale per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che si celebra domenica 19 aprile. Una riflessione che parte dalla missione storica degli atenei cattolici, nati nel Medioevo per «custodire, approfondire e tramandare il sapere come patrimonio dell’umanità, nella consapevolezza che il sapere è un dono preziosissimo che la sapienza divina ha messo in mano delle sue creature», e guarda alle sfide del presente e, ancora di più, del futuro. Richiamando infatti le parole di san Giovanni Paolo II nella costituzione apostolica Ex corde ecclesiae, i vescovi evidenziano che le università cattoliche danno «la fondata speranza di una nuova fioritura della cultura cristiana nel molteplice e ricco contesto del nostro tempo in mutazione».
Aiutare gli studenti a vivere un’autentica “esperienza del sapere” significa allora renderli capaci di declinare le conoscenze «come responsabilità sociale nella realizzazione del bene comune, come collaborazione alla missione della Chiesa e come disponibilità ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Una vera “esperienza del sapere” – si legge ancora nel documento Cei – passa sempre per una piena “esperienza dell’umano” e si traduce nell’attitudine a diventare operatori di pace, tessitori di vincoli fraterni, custodi della sostenibilità in ogni ambito di vita, testimoni di un amore più grande che ci consenta, come augura san Paolo, “di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,19)».
Proprio per questo, «di fronte al progressivo imporsi di processi tecnologici che affidano l’elaborazione del sapere agli algoritmi, appare ancora più urgente non perdere di vista che cosa rende pienamente umana l’esperienza del sapere». I presuli avvertono infatti che «l’impatto delle nuove tecnologie, dall’IA ai Big-Data, può contribuire ad accrescere la capacità di gestire il sapere, ma può anche determinare una perdita di umanità e di coscienza etica». La via da seguire allora, per valorizzare le potenzialità delle innovazioni tecnologiche senza venirne travolti, resta quella dell’educazione integrale, che per l’ateneo dei cattolici italiani «passa primariamente attraverso il cuore, o meglio il Sacro Cuore».
È il compito che Papa Leone affida alle università cattoliche nella Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, per i sessant’anni della Gravissimum educationis. «Non si devono separare il desiderio e il cuore dalla conoscenza: significherebbe spezzare la persona – scrive il pontefice -. L’università e la scuola cattolica sono luoghi dove le domande non vengono tacitate, e il dubbio non è bandito ma accompagnato. Il cuore, lì, dialoga col cuore, e il metodo è quello dell’ascolto che riconosce l’altro come bene, non come minaccia».
Da ultimo, la presidenza della Cei esprime gratitudine per le «scelte coraggiose» che hanno caratterizzato la Cattolica negli ultimi anni, tra cui il Piano Africa, il dialogo e la collaborazione intergenerazionale; il contributo del Policlinico Gemelli Irccs. «Non meno importante è il contributo offerto dall’ateneo nel contesto del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. I cattolici, e non solo – è la conclusione del messaggio -, guardano con grande fiducia e stima al lavoro dell’ateneo», al quale i presuli assicurano «vicinanza e sostegno nella preghiera».
11 marzo 2026

