Usa: mille leader religiosi chiedono lo stop a condanne a morte in Indiana

La dichiarazione congiunta indirizzata al presidente Trump e al procuratore generale William Barr. Le esecuzioni in programma per luglio e agosto

«Mentre il nostro Paese si confronta con la pandemia, con una crisi economica grave e razzismo sistemico nel sistema giudiziario penale, dovremmo concentrarci sulla protezione e la conservazione della vita e non sulle esecuzioni». Lo scrivono oltre mille leader religiosi statunitensi – cattolici ma anche metodisti, episcopaliani e appartenenti ad altri gruppi religiosi – in una dichiarazione congiunta indirizzata al presidente Donald Trump e al procuratore generale William Barr. L’obiettivo: chiedere di fermare le condanne a morte di alcuni uomini previste per luglio e agosto nel complesso correttivo federale di Terre Haute, in Indiana.

Barr ha annunciato lo scorso anno che il governo federale avrebbe ripristinato la pena di morte, per la prima volta dal 2003, e il 15 giugno ha annunciato la data di cinque esecuzioni. La prima è fissata per il prossimo 13 luglio. Anche il cardinale Joseph Tobin (Newark) si è unito ai diversi vescovi statunitensi nel domandare al presidente Trump di commutare la condanna a morte in carcere a vita. Esercitare la clemenza, ha scritto al presidente, può aiutare ad «arginare l’ondata di rabbia e vendetta» che attraversa il Paese. ITobin conosce personalmente uno dei detenuti condannati a morte e lo ha accompagnato nel cammino di conversione quando era arcivescovo di Indianapolis. «La sua esecuzione – prosegue – non farà nulla per ripristinare la giustizia o curare coloro che sono ancora gravati da questi crimini». Al contrario, «ridurrà il governo degli Stati Uniti al livello di un assassino e servirà a perpetuare un clima di violenza che brutalizza la nostra società in così tanti modi».

10 luglio 2020