Venezuela, nuovi scontri a Caracas

Morti una donna e un ragazzo di 24 anni. I vescovi: «Chiediamo con forza la cessazione della repressione». L’appello di Guaidò: «Scendiamo tutti in strada»

Il presidente della Conferenza episcopale venezuelana José Luis Azuaje, arcivescovo di Maracaibo, sceglie Twitter per denunciare i nuovi scontri che hanno devastato Caracas, con il bilancio di due morti: una donna e un ragazzo di 24 anni. «Questo 1° maggio – twitta il presule – la repressione e la violenza da parte degli organi di sicurezza dello Stato e dei colectivos armati si è rafforzata. I feriti e i detenuti sono in aumento». Quindi rivolge un appello, a nome di tutta la Conferenza dei vescovi venezuelani, al rispetto della dignità e dei diritti umani dei cittadini e della libertà di poter protestare pacificamente. «Chiediamo con forza la cessazione della repressione», scrive Azuaje.

Nella giornata di ieri infatti nuovi scontri sono esplosi tra i manifestanti e la Guardia nazionale a Caracas, con cortei contrapposti di sostenitori di Maduro e oppositori. Il presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidò, il leader dell’opposizione autoproclamatosi capo dello Stato ad interim del Venezuela lo scorso 10 gennaio, è tornato a incitare alla piazza dopo la mobilitazione generale del 30 aprile. «Oggi le forze armate sono dalla parte del popolo», aveva detto Guaidò, facendo appello alle forze armate perché portassero a termine «l’operazione libertà». Ma proprio dai militari sembra essere arrivato un sostegno inaspettato a Maduro, che nella serata si è ripreso la scena della crisi venezuelana, dichiarando ufficialmente «fallito il golpe delle forze imperialiste».

Da Maduro è arrivata anche l’accusa ai manifestanti di voler provocare disordini per giustificare l’intervento estero degli «yankee», ma «li abbiamo respinti ancora una volta». Un intervento, il suo, che è apparso come una studiata risposta al video postato all’alba dal rivale Guaidó per lanciare «l’assalto finale contro l’usurpatore». Intanto dagli Usa il segretario di Stato Mike Pompeo – che ha dichiarato alla Cnn che Maduro era pronto a partire per L’Avana ma è stato dissuaso dai russi – ha assicurato che il presidente Usa Donald Trump è pronto, se necessario, a far intervenire l’esercito americano. «Un intervento militare è possibile. Se sarà necessario – ha chiarito -, sarà quello che gli Stati Uniti faranno». Affidata al ministro degli Esteri Sergey Lavrov la replica russa: «Le interferenze statunitensi nelle questioni interne venezuelane sono una palese violazione del diritto internazionale e ulteriori aggressivi passi creeranno una situazione gravida di pericolose conseguenze». Per Pompeo invece sono la Russia e Cuba che «stanno destabilizzando il Venezuela e il coinvolgimento russo nelle vicende del Paese latinoamericano rischia di destabilizzare anche le relazioni bilaterali tra Washington e Mosca».

Nel suo appello pubblicato su YouTube poco prima dell’intervento in video di Maduro, Guaidò ha negato che si sia trattato di un colpo di Stato, parlando piuttosto di «una pacifica ribellione». Quindi l’appello: «Scendiamo tutti in strada», perché il «collasso finale» del presidente è iniziato. Una convocazione alla quale Maduro ha risposto duramente, minacciando di intervenire contro  chiunque «sostenga il colpo di Stato», i cui  protagonisti «non rimarranno impuniti».

L’ong venezuelana per i diritti umani Foro Penal ha riferito che durante le manifestazioni di protesta del 30 aprile che si sono svolte in diversi Stati del Venezuela sono state arrestate 119 persone, di cui 11 adolescenti. Lo stato che ha registrato il maggior numero di arresti è quello di Zulia, con 68 persone. Seguono gli stati di Carabobo (10 arresti), Aragua (9 arresti) e Merida (8 arresti). Foro Penal riporta inoltre arresti negli stati di Lara, Monagas e Tachira (5 persone per ogni stato), nell’area di Caracas (4 persone), nello stato di Bolivar (3 persone) e in quelli di Miranda e Trujillo (un arresto per ogni Stato).