Verso la chiusura l’inchiesta diocesana sul servo di Dio Giovanni Antonio Baldeschi

La sessione il 21 febbraio nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense. Sacerdote della diocesi di Roma, è stato cofondatore delle Sacramentine

Si avvia verso la chiusura l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche e la fama di santità e di segni del servo di Dio Giovanni Antonio Baldeschi, sacerdote della diocesi di Roma e cofondatore dell’ordine monastico delle Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento. La sessione è in programma venerdì 21 febbraio alle 12 nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense. A presiedere, il cardinale vicario Angelo De Donatis, alla presenza del postulatore padre Arturo Elberti. Per il Tribunale diocesano di Roma saranno presenti il delegato episcopale monsignor Francesco Maria Tasciotti, il promotore di giustizia don Roberto Folonier e il notaio attuario Marcello Terramani.

Giovanni Antonio Baldeschi nacque a Ischia di Castro (Viterbo) intorno al 1780. Ordinato presbitero nel 1797, fu incaricato, l’anno dopo, di seguire spiritualmente madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, monaca professa al monastero del Terz’Ordine Francescano dei Santi Filippo e Giacomo a Ischia di Castro, ispiratrice del nuovo ordine delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento (“Sacramentine”). Baldeschi sostenne l’autenticità del carisma presso il vescovo del luogo e l’ordine nacque il 31 maggio 1807, con l’ospitalità in un monastero agostiniano nel centro di Roma. Fu il cardinale Della Somaglia, vicario di Roma, a concedere il permesso di esporre il Santissimo Sacramento tutte le domeniche e nelle feste di precetto. Il nuovo impegno apostolico però fu subito segnato dalla sofferenza, a causa dell’occupazione napoleonica di Roma. Senza colpa, Baldeschi fu portato in carcere, sia pure per soli tre giorni, mentre a madre Maddalena fu ordinato di trasferirsi presso la famiglia a Porto Santo Stefano, e stessa sorte toccò alle postulanti.

Terminata la persecuzione napoleonica, il piccolo gruppo poté rientrare a Roma e il 22 luglio 1814 ricevette l’approvazione definitiva da parte di Pio VII. Nel 1824, poi, morì la beata Maria Maddalena; le successe madre Giuseppa dei Sacri Cuori, che riuscì con padre Baldeschi a completare la stesura delle Costituzioni. Intanto, su desiderio di alcuni nobili napoletani, nel 1828 nacque un monastero nella città partenopea; alla fondazione fu inviato anche il servo di Dio, in quanto membro del clero romano. Quando poi la madre Giuseppa fu mandata a Squillace per fondare un altro monastero, il sacerdote rimase a Napoli per assestare la comunità, ormai accresciuta di oltre 120 religiose, e poter seguire la nuova fondazione calabrese.

Costante rimase il suo impegno per consolidare il culto eucaristico e propagandarne l’efficacia. All’inizio del 1840 però padre Baldeschi si ammalò di malattia polmonare e, dopo le prime cure presso il vicino Ospedale degli Incurabili, fu trasferito a Torre del Greco, dove morì il 10 agosto dello stesso anno. Fu sepolto nel monastero di Santa Maria delle Grazie; nel 2008 la salma fu tumulata nella chiesa del monastero di San Giuseppe.

19 febbraio 2020