Viaggio in Sud Sudan, l’arcivescovo di Canterbury «entusiasta»

Justin Welby: ancora nessun dettaglio. Grande «impegno ecumenico». La richiesta di corridoi umanitari e la preghiera «per chi opera sul campo»

Justin Welby: ancora nessun dettaglio. Grande «impegno ecumenico» sul posto. La richiesta di corridoi umanitari e la preghiera «per chi opera sul campo»

È «entusiasta» del viaggio che si sta pianificando con Papa Francesco in Sud Sudan, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby. Lo riferisce all’Agenzia Sir Ruth Mawhinney, responsabile dell’ufficio comunicazione dell’arcivescovo, che parla di un’organizzazione che «sta andando avanti» anche se al momento no ci sono ancora dettagli né sulla logistica né sui tempi. Welby è appena rientrato da un viaggio di una settimana in Burundi, Congo, Randa e Kenya e, nei giorni scorsi, è tornato a parlare della drammatica situazione in Sud Sudan. «Siamo ben consapevoli – dice – della disastrosa situazione che un milione di sud sudanesi sta vivendo. Le Nazioni Unite e il governo stimano che sono 100mila le persone che soffrono la fame e più di 1 milione quelle che si trovano sull’orlo della carestia».

Una tragedia, quella del Sud Sudan, raccontata attraverso i “numeri”. «Milioni di persone – riferisce ancora l’arcivescovo – sono state sfollate dalle loro case e comunità a causa delle violenze in corso. Solo nelle ultime tre settimane più di 50mila persone sono fuggite da Kajo Keji per il Nord dell’Uganda in seguito all’intensificazione dei combattimenti. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati dice che 1,5 milioni di rifugiati sud sudanesi hanno ormai abbandonato il Paese e che si tratta della più grande crisi dei rifugiati in Africa e della terza più grande al mondo».

L’arcivescovo di Canterbury assicura la preghiera «al fianco del popolo del Sud Sudan e dei loro leader, specialmente di coloro che nella Chiesa stanno fornendo aiuto fisico e spirituale. Preghiamo – dice – per chi opera sul campo e per chi sta portando aiuti umanitari». Quindi, chiede «l’apertura di corridoi umanitari» che possano consentire l’arrivo di aiuto a chi «ne ha disperatamente bisogno». La gratitudine di Welby va quindi al Consiglio delle Chiese del Sud Sudan e alla Chiesa episcopale, per il loro «impegno ecumenico» a lavorare «insieme per garantire che gli aiuti raggiungano le persone giuste».

Ricordando poi la sua visita in Africa e nei Paesi vicini, l’arcivescovo aggiunge: «Ho visto in prima persona le conseguenze del grande numero di rifugiati che tentano di attraversare le frontiere per trovare la sicurezza e la crisi in cui versano i Paesi confinanti e il Sud Sudan. Ho anche parlato con i leader della Chiesa anglicana e delle altre Chiese dell’urgente necessità di un cessate-il-fuoco nel Sud Sudan. Chiedo di unirvi a me nella preghiera per la pace, per la sicurezza, per il sollievo di questo popolo, e perché lo Spirito Santo conforti coloro più che ne hanno bisogno».

1° marzo 2017