Viaggio tra la fede e l’unità della Chiesa ucraina

Testimonianza del direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni monsignor Pierpaolo Felicolo e di don Marco Semehen: «Una spianata di luci nella pioggia, speranza di pace»

Zarvanytsia, Ucraina.
Zarvanytsia, Ucraina

Ventimila candele accese sotto la pioggia. Sono quelle rette in un silenzio composto e profondo dai pellegrini arrivati il 28 agosto al santuario mariano di Zarvanytsia per la festa della «Dormizione», nome con cui la Chiesa orientale designa l’Assunzione di Maria. La prima immagine che monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni e incaricato regionale della Conferenza Episcopale del Lazio, ci offre del suo recente viaggio pastorale in Ucraina è questa: «Una spianata di luci, un mare di fiammelle accese nonostante la pioggia, simbolo della speranza di pace nonostante la preoccupazione crescente per la guerra».

Dalla diocesi di Roma a quella di Ternopil-Zboriv, passando per Leopoli e toccando altre città e villaggi: monsignor Felicolo condensa il suo viaggio nell’«amata terra d’Ucraina», come l’ha definita il Papa, proprio in quest’immagine di religiosità popolare. «Per raggiungere il santuario – racconta – molti fedeli, accompagnati dai propri sacerdoti, hanno camminato per tre, quattro o anche dieci giorni: una delle cose che mi ha colpito di più è stata la presenza di tantissimi giovani, famiglie e parroci, dimostrazione tangibile dell’unità della Chiesa ucraina, stretta attorno alla Vergine per “non lasciarsi rubare la speranza”».

Ad accompagnare monsignor Felicolo c’era don Marco Yaroslav Semehen, coordinatore nazionale della pastorale per gli ucraini greco-cattolici in Italia, che sottolinea il valore della vicinanza della Chiesa di Roma nella comune preghiera per la pace: «Prima di partire per questo viaggio – afferma – ho avuto un colloquio con il cardinale Vallini, il quale mi ha espresso la sua personale attenzione per quello che sta succedendo ai nostri confini con l’Est, un’attenzione per noi molto preziosa».

Per portare la solidarietà e la vicinanza delle comunità ucraine che vivono nel nostro Paese – dati Migrantes dicono che in Italia attualmente gli ucraini sono circa 200mila, con una presenza greco-cattolica stimata in oltre 40mila fedeli – la delegazione ha fatto tappa a Leopoli, dove ha incontrato rappresentanti della Chiesa locale e visitato la cattedrale di San Giorgio con un omaggio sulla tomba del cardinale Slipyj, quindi ha proseguito per Ternopil, dove ha partecipato all’inaugurazione dell’anno del Seminario Maggiore, e infine ha raggiunto il santuario della Madonna di Zarvanytsia.

La visita è stata anche l’occasione per incontrare i familiari dei tanti ucraini che vivono in Italia, preoccupati per quanto sta avvenendo nel loro Paese, spiega ancora monsignor. Felicolo: «Già in aereo, nei viaggi di andata e ritorno, ho ritrovato molti volti che incontro nella parrocchia della comunità ucraina dei Santi Sergio e Bacco e nella basilica minore di Santa Sofia a Roma, e in due occasioni ho potuto sperimentare l’ospitalità di alcuni fedeli che lavorano in Italia.

Entrando nelle loro case si comprende quanto sia importante avere da noi delle comunità che creino famiglia». «Da questo viaggio – conclude – torno portando la necessità di farsi vicini tra Chiese e fedeli; a Roma abbiamo tanti ucraini, soprattutto badanti dei nostri anziani: il mio invito è a rinnovare la preghiera per la pace con loro. Giovedì 11 settembre alle 17 lo faremo con una Messa ai Santi Sergio e Bacco».