“VivaRaiPlay”, nuovo inizio della tv. E di Fiorello

Su Rai Uno le 5 puntate del varietà che dal 13 novembre sarà visibile solo sulla piattaforma multimediale. Una libertà intrisa di buonumore e genialità

«Libertà» è stata una parola molto usata da Fiorello durante la presentazione di VivaRaiPlay!: il programma col quale, dopo otto anni di assenza, è tornato a lavorare per la televisione di Stato. Una libertà creativa, la sua, in onda da ieri sera, 4 novembre, sia su Rai Uno che su RaiPlay: cinque puntate da quindici minuti l’una, dalle 20.35 alle 20.50, prima che dal 13 novembre prossimo il suo varietà sarà visibile solo su RaiPlay, con puntate di 50 minuti ciascuna, il mercoledì, il giovedì e il venerdì.

Una libertà intrisa di buonumore e di genialità, quella di Fiorello, ma anche di una leggerezza e di un’agilità ben intonate a quello schermo che una volta chiamavamo piccolo e che oggi può essere tanto gigante da sfidare la sala cinematografica, ma anche minuscolo come il display di quel telefonino che ci portiamo dietro ovunque. «Ci vediamo quando vuoi, dove vuoi», recita non a caso la sigla di “VivaRaiPlay!”, e Fiorello stesso, promuovendo la sua nuova, affascinante avventura a “Domenica in”, il giorno prima dell’esordio, ha accostato uno smartphone alle telecamere per mostrare come si maneggia la rinnovata piattaforma di RaiPlay. Sul portone di via Asiago 10, poi, all’inizio della prima puntata, gli si è fatto incontro Luca Barbarossa con un telefonino tra le mani: «Oh, Fiore, ti sto guardando su RaiPlay», ha detto il cantautore romano ad un Fiorello consapevole di questo compito non facile, di una prova che egli considera «un inizio, come la tv a colori o la terza rete», e allora, da amante delle sfide, eccolo ad accompagnare verso l’alfabetizzazione digitale gli italiani ancora abituati a una televisione novecentesca, quelli che gli «chiedono come è RaiPlay? Dove è RaiPlay? Quale canale è?», ha scherzato Fiorello al Tg1, intervistato da Vincenzo Mollica. «Non è un canale: è una piattaforma – ha precisato sorridendo lo showman siciliano -, ci si va dal cellulare, dal tablet, dal computer, dalla smart tv».

Tutti strumenti che i giovani conoscono benissimo, e qui sta la seconda parte della mission: portare su RaiPlay coloro che palleggiano abilmente con parole come streaming, on demand, binge watching o cliffhanger. Ed ecco pronta un’altra battuta di Fiorello durante la presentazione: «Dovevamo chiamarlo Raiflix», con chiaro riferimento a quel Netflix così abbondantemente frequentato dai giovani, ai quali va spiegato che pure RaiPlay – con i suoi oltre 12 milioni di utenti registrati e una app scaricata 12,4 milioni di volte – sarà da ora in poi altrettanto interessante e ricca di contenuti, non più solo un contenitore di programmi Rai. «Manterrà ovviamente i servizi di diretta – ha spiegato la direttrice di RaiPlay Elena Capparelli, intervistata da RaiNews – ma offrirà anche una library di 2.200 titoli in partenza, e tanti contenuti originali. Partiamo con Fiorello ma proseguiamo».

Una partita doppia, dunque, quella di VivaRaiPlay!, un momento di passaggio simbolicamente espresso dagli ospiti della prima puntata: Pippo Baudo e Raffalla Carrà, tra i vari, accanto a cantautori giovani come Calcutta e Achille Lauro, e la canzone Rose rosse di Massimo Ranieri, del 1969, scelta da Fiorello perché «pezzo che piace a tutti, alle madri e ai figli», solo che un finto direttore di RaiPlay – un bambino che addirittura considera Sfera Ebbasta troppo vecchio – gliel’ha concessa a patto di essere esguita con l’autotune. «La macchinetta che usano i trapper», ha ribattuto prontamente Fiorello, stavolta preparato e sveglio, non come nel divertente spot di VivaRaiPlay!, quello in cui, durante una riunione, gli veniva spiegato lo scopo del programma attraverso parole difficili, compreso il concetto per cui VivaRaiPlay! é «il driver della nuova brand strategy di Rai per il mercato OTT». Nello spot Fiorello si addormentava, nascosto dietro un pannello che lo ritraeva con gli occhi aperti e la faccia sveglia. Quando invece ieri sera ha impugnato l’autotune, Rose Rosse l’ha cantata benissimo in versione trap, tanto che pure un Vincenzo Mollica nascosto in un simpatico pupazzo di pezza, gli ha fatto i complimenti con lo slang dei ragazzi: «Bella Fiorello, me la sto sciallando di brutto, con la canzone trap hai spaccato».

Altro cortocircuito, altro incontro tra tradizione e innovazione, perché Fiorello sa unire vecchio e nuovo, la televisione lineare di una volta a quella non lineare di oggi. Sa cantare Anna e Marco di Lucio Dalla, un classico della canzone italiana, con Marco Mengoni e lo stesso Calcutta, alla fine di questi primi, intensi, quindici minuti di VivaRaiPlay!. Perciò la Rai lo ha voluto per provare a saltare nel futuro, con questo esperimento che potrebbe diventare un’importante pagina di storia della televisione, se continueremo a chiamarla così.

5 novembre 2019