Zuppi: «La Chiesa, madre che ama, non può arrendersi al male»

La preghiera per la pace dei vescovi italiani, al termine della prima giornata della 79ª Assemblea generale. Il videomessaggio del patriarca Pizzaballa da Gaza: «Grazie per la vostra vicinanza. Qui ho trovato tanto dolore ma non rabbia né rancore»

Le parole di gratitudine del patriarca latino di Gerusalemme il cardinale Pierbattista Pizzaballa, affidate a un videomessaggio registrato da Gaza, hanno introdotto ieri sera, 20 maggio, la veglia di preghiera dei vescovi italiani per la pace. «Grazie per la vostra vicinanza, per le tantissime forme di solidarietà che tutta la Chiesa d’Italia, le varie diocesi, le varie realtà legate alla Chiesa stanno esprimendo alla nostra Chiesa e soprattutto a questa piccola comunità che ho trovato molto colpita, anche concretamente, con diversi morti, ma molto unita e molto forte», ha riferito il porporato, che da giovedì scorso, 16 maggio, è in visita alla parrocchia latina della Striscia di Gaza.

Parla dall’ufficio del parroco, il patriarca. «Ho trovato tanto dolore e tanta sofferenza, ma non rabbia né rancore. Questo mi ha colpito e dice molto di questa comunità che vive qui proprio fuori da queste mura», prosegue, ricordando che «in certi momenti non si possono risolvere i problemi, ma bisogna esserci. Stare lì e dire che ci siamo. Stiamo facendo tutto il possibile – assicura –  per cercare di aiutare tutti, per venire fuori da questa situazione, perché questo circolo vizioso di violenza si possa interrompere quanto prima».

Un grazie particolare Pizzaballa lo rivolge proprio al presidente Cei Zuppi, per la decisione di recarsi a giugno in Terra Santa. «Grazie per aiutarci a vivere bene, per quanto possibile, da cristiani, da credenti, ma radicati nella terra e nella vita della gente, questo momento così difficile – conclude -. Pregate per noi e noi continueremo, per quanto possibile, nonostante tutto, in questa circostanza a pregare e ringraziarvi».

Al termine della prima giornata della 79ª Assemblea generale della Cei – cominciata con l’incontro riservato con il Papa -, i presuli si sono recati in processione fino alla basilica di San Pietro, con alcune religiose e un gruppo di laici, uomini e donne. «In questo tempo segnato da discordie e contrapposizioni, ci facciamo pellegrini di pace, per affidare alla Vergine Madre l’appello di riconciliazione tra i popoli che sale dall’umanità intera. Invochiamo la sua materna intercessione perché ci aiuti a essere sempre testimoni e artigiani di pace», è la monizione del cardinale presidente Matteo Zuppi prima dell’ingresso in basilica. Quindi, dall’altare della Cattedra, la preghiera di invocazione per la pace, in comunione con il pontefice. Al centro, il desiderio di fraternità.

«Sentiamo il peso degli orrori della guerra, delle tenebre di divisione, e delle campagne di odio che lacerano la convivenza tra i popoli in tante regioni del mondo», sono ancora le parole di Zuppi; quindi la lettura del brano della visita dell’angelo Gabriele a Maria, nel racconto dell’apostolo Luca, e l’inizio alla recita del Rosario meditato. In mano, le coroncine che arrivano proprio dalla Terra Santa. «La Chiesa è una madre che ama e per questo non può arrendersi alla logica terribile del male», dice ancora il presidente dei vescovi, concludendo il momento di preghiera.  È una madre «che porta nel suo cuore quella sofferenza terribile, indicibile, delle vittime, delle tante madri che non vogliono essere consolate perché i loro figli non ci sono più. Maria si rende conto, fa sua la sofferenza, la capisce più di tutti perché la vede con gli occhi di Gesù – prosegue -. La vede con gli occhi dei bambini, di quei tanti bambini che ci fanno capire il mondo partendo dal loro dolore, da quel grido terribile dei piccoli che giorno e notte invocano la pace con la loro insistenza e il loro pianto».

Nelle parole del cardinale, la preghiera del Rosario, la preghiera con Maria, ci fa «cercare la via della pace nell’affrontare ogni seme di divisione e di odio, per ricostruire la famiglia umana». Il presupposto è «l’essere, il pensarsi insieme in nome di quella fraternità che viene dall’essere fratelli, e fratelli con tutti. Nessuno esiste senza gli altri – ribadisce -. Se gli altri non esistono più, anche noi smettiamo di esistere, come ha detto Papa Francesco a Verona. Questa insistenza ci aiuta a scegliere nel profondo di essere artigiani di pace, perché tanti artigiani di pace possano aiutare coloro che hanno il compito di costruire l’architettura della pace, costruendo ponti di solidarietà, di comprensione, di amore».

21 maggio 2024