Zuppi: la fedeltà, «servizio alla cittadinanza responsabile e consapevole»

Il presidente Cei a Santa Sabina per la Messa nella festa di Maria Virgo Fidelis, patrona dell’arma dei Carabinieri. «Nel vostro servizio l’interesse della comunità verso ognuno»

L’umanesimo, che «mette sempre al centro la persona. Non tanti individui oggetto, ma la persona soggetto, che è sempre in relazione, membro di una comunità». È partita da qui la riflessione del cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi ieri, 21 novembre, a Santa Sabina all’Aventino, nell’omelia della Messa per la festa di Maria Virgo Fidelis, patrona dell’arma dei Carabinieri. «Quando si difende l’individuo dimenticando la comunità di cui è parte – ha detto – rischiamo di condannare la persona a essere una monade e la comunità dei fratelli a essere una folla informe piena solo di collegamenti virtuali. Il vostro servizio – l’omaggio all’Arma – rappresenta proprio l’interesse di tutta la comunità verso ognuno, la protezione necessaria per tutti gli aspetti della vita, la sua sicurezza ordinaria che vi porta ad occuparvi di cose molto diverse, a volte imprevedibili, come rispondere a un anziano che amaramente affronta il Natale da solo o dovere trovare le parole giuste per convincere qualcuno che vuole togliersi la vita a non farlo».

Il porporato si è soffermato quindi sulle competenze dell’arma: «Dal combattere tutti gli interessi delle sofisticazioni contro la salute pubblica (che poi vuol dire contro la persona a iniziare dagli anziani ridotti a schiavitù e privati di tanti diritti) al patrimonio culturale, ambientale e forestale, alle missioni di pace nei tanti pezzi della guerra mondiale. Possiamo continuare – ha aggiunto -. Ecco perché è una grazia grande avere come patrona la Virgo Fidelis». E il motivo è che «non si affrontano questi pericoli senza fedeltà, che significa professionalità, conoscenza del nemico e delle reali minacce, rigore e umanità, prevenzione, capacità di lavorare insieme e di unire eccellenza e ricerca ma senza dimenticare mai il tratto di vicinanza umana che è richiesto a tutti».

Nelle parole del presidente dei vescovi, «sapere che qualcuno è attento alla difesa della mia e nostra vita, che difende la persona e farà di tutto – davvero di tutto – per proteggere quell’unica persona che è la nostra casa comune, permette di guardare con speranza al futuro». Specie in un momento come questo, «di grande difficoltà, di scelte che richiedono fedeltà ed efficacia, prudenza, spirito di sacrificio e senso del dovere, non lusinghe ma impegni, non promesse ma progetti, non rassicurazioni estemporanee ma protezione, non paura ma certezze, non lamenti ma impegni, non egoismo ma amore per ciò che è comune e che aiuta me solo se aiuta gli altri».

Spazio, quindi, a un’istantanea che vede «le conseguenze della pandemia, l’incendio inaccettabile, disumano e pericoloso della guerra» che «gettano la loro ombra di morte sulla nostra vita e polarizzano gli animi. Il vero combattimento – ha ricordato Zuppi – è sempre contro il male, subdolo, instancabile, mai sconfitto, che sa approfittare delle debolezze e che isola in destini individuali, che divide la comunità di destino cancellando la consapevolezza di essere tutti sulla stessa barca, su questa piccola e sperduta astronave che è la terra. E la volontà del Padre è che nemmeno un capello di nostro capo vada perduto, cioè – ha chiarito – essere antagonisti in maniera irriducibile al male, ai suoi progetti, a interessi che si organizzano nelle mafie che piegano le cose di tutti a interessi di pochi ma con la complicità di tanti». In questo contesto, «la fedeltà diventa servizio alla cittadinanza responsabile e consapevole, incoraggia scelte finalmente lungimiranti, libere dal ricatto dell’immediato – è la conclusione – perché guarda e prepara il futuro, a iniziare dall’Europa fino alle tante missioni di pace che vi vedono coinvolti».

22 novembre 2022