Verso il convegno di Verona. Mons. Claudio Giuliodori: «Molta attesa»
L’intervento del direttore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali al Consiglio pastorale diocesano, il 27 ottobre di R. S.
«A partire dal percorso intrapreso in questo decennio alla luce degli orientamenti pastorali “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” occorre registrare l’affermarsi di una rinnovata convergenza e di una sostanziale unità del mondo cattolico, frutto di un sentire ecclesiale sempre più ricco di comunione, di reciproca stima e di collaborazione». Un sentire «a cui certamente hanno contribuito il carisma e la guida di Giovanni Paolo II, che oggi continuano con Benedetto XVI, assieme ad una accresciuta espressione della collegialità da parte dell’episcopato italiano». Lo ha sottolineato monsignor Claudio Giuliodori, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per le comunicazioni sociali, intervenendo giovedì scorso al Consiglio pastorale diocesano, che dedicherà il lavoro di quest’anno alla preparazione del IV convegno ecclesiale nazionale (Verona 2006). Il sacerdote ha sottolineato che «c’è molta attesa, sia perché si tratta di un appuntamento ormai tradizionale sia perché si colloca in una stagione di particolare fermento, tanto in campo ecclesiale quanto in ambito sociale e civile». La presenza dei cattolici, in questa stagione, «si è espressa in vari modi sul versante della cultura e della vita sociale, come si è potuto constatare con il referendum in materia di procreazione medicalmente assistita. I cattolici – ha detto – hanno saputo offrire, in modo unitario, organico e chiaro, una piattaforma antropologica di riferimento basata su valori fondamentali e irrinunciabili, condivisibile da tante componenti della società civile, anche dai non credenti, per la difesa della vita umana, della dignità della procreazione e del bene primario della famiglia». Ricordato anche il cammino del Progetto culturale: «Ha inteso tradurre l’impegno pastorale anche in un processo di profonda trasformazione culturale della mentalità e dei costumi, evidenziando le grandi sfide del nostro tempo, come quella antropologica o quella dettata dai processi di globalizzazione» e «sembra aver segnato in profondità il cammino della Chiesa italiana e del nostro Paese, confermandosi scelta saggia e lungimirante». Monsignor Giuliodori ha illustrato le linee portanti della traccia di riflessione varata in vista del convegno di Verona, che «sembra recepire appieno le istanze e le dinamiche di questo fermento». Prendendo spunto dalla Lettera di Pietro (proposta in una specifica edizione), il documento preparatorio indica «un percorso ricco di stimoli, formulati anche attraverso le domande che accompagnano ciascuna delle quattro parti». Tre dimensioni fanno da sfondo al convegno: la missionarietà, che «nasce dalla necessità di ritrovare da parte dell’intera comunità ecclesiale un anelito nuovo per l’annuncio del Vangelo»; la cultura, intesa come «capacità della Chiesa di offrire agli uomini e alle donne di oggi un orizzonte di senso; la spiritualità, «intensa e pasquale, anche e specialmente laicale».
30 ottobre 2005