Don Picchi, un «buon samaritano»

I funerali del fondatore Ceis celebrati martedì mattina nella basilica di San Giovanni in Laterano e presieduti dal cardinale vicario Agostino Vallini di Emanuela Micucci

Don Mario Picchi, un instancabile buon samaritano per i giovani che ha salvato dalla droga in questi ultimi quaranta anni al Ceis (Centro italiano di solidarietà) da lui fondato. E loro sono venuti in migliaia martedì mattina (1 giugno) nella basilica di San Giovanni in Laterano per salutarlo un’ultima volta alla celebrazione dei suoi funerali, presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini. Un grazie che si fa abbraccio per i molti che ricordano il sacerdote come il «padre che ci ha salvato la vita», con la sua «incrollabile fiducia nell’uomo e nella capacità di alzarsi di ognuno dopo le cadute».

«Per raggiungere il suo ideale, il suo amore all’uomo e al mondo – ricorda il cardinale Vallini all’omelia – don Mario era mosso oltre che da una molla interiore, dalla sua innata curiosità, che lo spingeva a tentare vie sempre nuove per liberare dal disagio e dalla sofferenza chi a lui si rivolgeva». A farsi prossimo di chiunque. Perché «l’amore vero non è mai teoria – prosegue il porporato -, ma azione concreta per lenire le piaghe dolenti di chi soffre». Don Mario per amore ha creato e portato avanti «progetti di redenzione umana».

Dalla prima sede del Ceis in via Cairoli, al centro di Roma, fino alle tante case fondate in tutta Italia. La porta sulla strada sempre aperta per accogliere più facilmente i giovani in difficoltà, facendo del suo «Progetto Uomo» un modello educativo e terapeutico per la lotta alla tossicodipendenza. «Don Mario Picchi è stato un buon samaritano – afferma il cardinale Vallini -, non si scoraggiò mai». «Guardiamo al futuro con ottimismo – ha scritto don Picchi nel suo testamento spirituale letto dal porporato –. Progetto uomo ci insegna che il nostro potere è solo il servizio, faticoso, difficile, responsabile, coerente, continuo, leale, generoso, buono e gioiosa, ma servizio. Amate i poveri».

Questa l’eredità del prete anti-droga: «Vivere la fede in Dio non come un sentimento passeggero, ma come impegno a sporcarsi le mani, servizio appunto», sottolinea il porporato. Ed è un invito ai ragazzi, ai volontari, agli operatori del Ceis. Ma anche ai rappresentanti delle istituzioni venuti numerosi a rendere l’ultimo omaggio, tra cui il sottosegretario del Governo Gianni Letta e a Carlo Giovanardi alla guida del Dipartimento contro le tossicodipendenze. Tutti in processione accompagnano il feretro fuori dalla basilica. Tutti si fermano a dare un’ultima carezza alla bara che in serata raggiungerà Tortona per la tumulazione giovedì.

Nel cuore l’insegnamento di don Mario: il dovere di farsi carico dei bisogni degli altri, l’impegno a lavorare per un mondo in cui la dignità dell’uomo sia al primo posto, la perseveranza nel bene nonostante le difficoltà. «Hanno capito il valore di guardare la persona nella sua interezza e aiutarla per quello che si intende l’essenza dell‘uomo. Questo è il compito che dobbiamo portare avanti», afferma Patrizia Saraceno, direttore generale del Ceis. «È stato un grande: uno di quei preti che aveva vissuto il Concilio e che amava i poveri», il ricordo di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. «lo ricordo quando con l’ossigeno ci chiamava – dichiara il sindaco Gianni Alemanno – perché ci sollecitava la cessione di un terreno al Capannelle che adesso daremo gratuitamente al Cies. È stato un gigante della solidarietà».

1 giugno 2010

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