Nuova chiesa alla Fraterna Domus

Sabato 5 a Sacrofano il rito di dedicazione con il cardinale Agostino Vallini. La struttura, dedicata a Santa Maria Madre dell’Accoglienza, esprime l’abbraccio dell’accoglienza di Federica Cifelli

Era il 10 febbraio del 1991 quando la statua della Vergine della Sorgente veniva collocata sopra la grotta di tufo, nel parco della Fraterna Domus. Sempre a febbraio, nella notte tra il 10 e l’11, nel 1991 veniva a mancare il fondatore dell’Opera, don Francesco Bisinella. Ancora a febbraio, sabato prossimo (il 5) alle 16.30, il cardinale Agostino Vallini presiederà il rito di dedicazione della nuova chiesa di Santa Maria Madre dell’Accoglienza, all’interno della Fraterna Domus, insieme ai vescovi Mandara e Di Tora, al vescovo di Civita Castellana monsignor Romano Rossi e a monsignor Oscar Rizzato, già Elemosiniere di Sua Santità.

Una struttura a pianta circolare, «che bene esprime l’abbraccio universale dell’accoglienza: il carisma specifico che la nostra famiglia religiosa vive fin dagli inizi», spiegano le Sorelle della Fraterna Domus e i laici volontari che prestano servizio nella struttura di Sacrofano. «Una grande chiesa che sia il cuore della Casa sul colle di Montecaminetto, rivolta alla basilica di San Pietro: la grande chiesa del volontariato». Così la immaginava don Bisinella, tratteggiandola nel 1985: una chiesa che «tiene le porte e le braccia aperte».

Questo «stile» traspare in ogni caratteristica del nuovo edificio di culto, che ha una capienza di circa mille persone, la cui prima pietra fu posta proprio dal fondatore nel 2005. «Abbiamo voluto riprodurre – affermano le religiose, che hanno deciso collegialmente ogni dettaglio – una sorta di tenda a tre cerchi: il primo è il portico, nel quale si entra attratti dal desiderio del cuore; il secondo è lo spazio in cui purificarsi; il terzo cerchio infine è quello in cui si accede al mistero del sacro».

All’interno dell’edificio, firmato dall’architetto Franco Trabucchi, si trova un crocifisso in stile medievale realizzato dalle suore di un monastero di clausura francese. Ancora, sulla porta del tabernacolo è raffigurata l’immagine del Buon Pastore che si trova alle Catacombe di Priscilla, «per ribadire la nostra scelta di un’accoglienza senza riserve». La stessa espressa anche dal titolo, che ispira tutta la vita della comunità, dove presto nascerà anche una casa di accoglienza per bisognosi.

3 febbraio 2011

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