Il Papa al Maggiore per la Madonna della Fiducia

Benedetto XVI ritorna nella comunità del Laterano mercoledì 15 febbraio per aprire la festa in onore della Patrona proponendo una lectio ai seminaristi. Celebrazioni fino a sabato con i sacerdoti ex alunni di Michela Altoviti

Un incontro di formazione e insieme un momento conviviale e familiare: questo sarà per i seminaristi l’appuntamento con Benedetto XVI in programma mercoledì 15 febbraio, dalle ore 18, al Seminario Romano Maggiore in occasione della Festa della patrona dell’istituto, la Madonna della Fiducia, che verrà celebrata sabato 18. Un’apertura solenne della festa, cui seguiranno la Messa di giovedì (ore 18.30) con il cardinale Antonelli, i vespri di venerdì 17 alle 19 con il vescovo Di Cerbo e, sabato 18, le lodi con l’arcivescovo Tani, già rettore del Maggiore (ore 7), la Messa del vescovo Di Tora (ore 11.30) e i vespri del vescovo Paglia (ore 19).

Come ogni anno, «il Santo Padre, quale vescovo di Roma, incontra non solo gli studenti del nostro seminario – spiega don Concetto Occhipinti, rettore del Maggiore – ma anche quelli del Collegio Redemptoris Mater, del Capranica e del seminario della Madonna del Divino Amore, oltre che del Pontificio Romano Minore». «Un appuntamento speciale e unico nella vita formativa dei nostri giovani – continua don Concetto – distinto in due momenti: quello della lectio divina tenuta dal Papa e quello della cena», durante la quale uno dei seminaristi rivolgerà al Pontefice un saluto, esprimendo anche a nome dei suoi compagni «sentimenti di affetto e obbedienza filiali».

Se l’incontro di mercoledì è dedicato a coloro che saranno i futuri presbiteri, i tre giorni a seguire rappresentano per il Maggiore «un momento di accoglienza dei sacerdoti ex alunni – spiega il rettore – che celebrano un anniversario particolare della loro ordinazione» e che guideranno le celebrazioni e i momenti di preghiera in preparazione alla festa di sabato. Un tornare a casa, quindi, per festeggiare in famiglia in un luogo caro, come è stato per don Occhipinti, nominato rettore del Maggiore lo scorso giugno, dopo che presso il centro di formazione aveva trascorso diversi anni, prima come educatore e poi come direttore spirituale.

«Arrivando in Seminario come rettore – racconta – mi ha colpito subito il clima sereno e familiare, certamente favorito dalla diminuzione del numero dei seminaristi» che attualmente sono 70, di cui 27 della Chiesa di Roma mentre 43 provengono da altre diocesi e anche dall’estero. «Ma tale clima di fraternità, che è sempre stato un punto di forza decisivo per il nostro seminario – prosegue -, è soprattutto frutto di una relazione buona che ciascuno degli alunni vive con il proprio educatore che li segue da vicino nel percorso di classe per più anni».

Dieci gli educatori che accompagnano i seminaristi lungo il percorso formativo. Un percorso che, nella sua impostazione di base, prevede quattro dimensioni fondamentali: umana, spirituale, intellettuale e pastorale; quattro percorsi che si intrecciano costantemente negli anni di studi che oggi sono sette. «Un elemento di novità – illustra infatti Occhipinti – è costituito dall’inserimento di un anno in più nella formazione, il sesto, che insieme a quello di diaconato costituisce il biennio formativo dedicato ad un graduale inserimento nel ministero pastorale». Pur custodendo la continuità, assicurata dalla consolidata tradizione del Seminario Romano, ogni stagione formativa propone approfondimenti e integrazioni al progetto educativo.

«Attualmente – spiega don Occhipinti – un valore aggiunto rispetto ai periodi precedenti è costituito dal fatto che tutti gli educatori provengono da una consolidata esperienza pastorale personale che permette loro di offrire ai seminaristi una testimonianza concreta sulla prospettiva della vita presbiterale». Un altro elemento che il rettore individua come fattore di crescita è dato dalla maggiore conoscenza e collaborazione con i seminaristi romani che vivono la formazione negli altri tre seminari: «Questo – spiega – è particolarmente prezioso in vista di una collaborazione futura nell’unico presbiterio della diocesi». «È stato per me motivo di sorpresa e di stupore – conclude – considerare come sia cambiata la vita della comunità del Maggiore, in un tempo relativamente breve e cioè nei sei anni durante i quali sono stato parroco nella parrocchia di Santa Galla». Cambiamenti che l’attuale rettore definisce «opportuni e provvidenziali» in vista di un’attenzione di qualità sempre crescente al percorso formativo dei singoli seminaristi.

13 febbraio 2012

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