Ora di religione: un servizio laico

Tra i punti più significativi del Nuovo Concordato del 1984 tra Bettino Craxi e il cardinale Agostino Casaroli l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche di Alberto Campoleoni (da Agenzia Sir)

L’11 febbraio era l’anniversario dei Patti Lateranensi, firmati nel 1929 da Benito Mussolini e dal cardinale Gasparri. Un accordo storico, che segnò la “conciliazione” tra Stato e Chiesa, rincorsa da anni dopo l’Unità d’Italia. Il 18 febbraio, invece, si ricorda una firma più recente, quella degli Accordi di modifica dei Patti del 1929. Era il 1984, infatti, quando Bettino Craxi e il cardinale Casaroli sancivano un nuovo scenario nei rapporti tra Stato e Chiesa, con quello che viene ricordato semplicemente come Nuovo Concordato. Ci sono 55 anni di distanza tra i Patti Lateranensi e la loro modifica che segna una vera e propria rivoluzione di prospettiva.

Uno dei punti più significativi del Nuovo Concordato è quello che riguarda l’insegnamento della religione cattolica (Irc) nelle scuole pubbliche. Un argomento importante, che negli anni precedenti ai nuovi Patti – ma anche in quelli successivi – fu al centro di dibattiti, discussioni, polemiche e, per quanto riguarda la Chiesa cattolica, divenne terreno di una proficua riflessione e di cambiamenti nei quali si riflette, in particolare, la sensibilità venuta dal Concilio Vaticano II. Di cui si ricordano quest’anno i 50 anni dall’inizio.

L’insegnamento della religione a scuola, infatti, previsto dai Patti Lateranensi come una sostanziale catechesi della Chiesa all’interno delle istituzioni pubbliche, nella logica di una divisione di spazi tra due “potentati” differenti, diventa col Nuovo Concordato un terreno comune di servizio alla persona. La prospettiva generale è quella sancita dal primo articolo dei nuovi Patti, con la dichiarata collaborazione tra Stato e Chiesa, indipendenti e sovrani, per la promozione dell’uomo e il bene del Paese. Viene assegnato, poi, all’Irc un contributo originale e specifico, legato alla promozione della cultura religiosa e della conoscenza del cattolicesimo, all’interno delle finalità proprie della scuola pubblica, intesa allo sviluppo completo della personalità dell’allievo. A questo e per questo la Chiesa si pone con spirito di servizio, garantendo insegnanti preparati e programmi qualificati, in grado d’inserirsi nel curricolo scolastico senza sconti e senza privilegi. È, questa, una logica che viene da lontano, dalle innumerevoli discussioni sulla legittimità e utilità di un insegnamento della religione nella scuola così come si svilupparono nella Chiesa soprattutto e nella società civile in particolare negli anni Settanta del Novecento.

Discussioni che per parte ecclesiale sono maturate non solo alla luce di nuove concezioni della scuola, ma soprattutto in conseguenza dell’ecclesiologia del Vaticano II, delle riflessioni della “Gaudium et spes”, sull’autonomia delle realtà temporali, sulla testimonianza della Chiesa nel mondo contemporaneo. L’Irc, in linea di principio, è stato ed è tuttora un banco di prova di un cammino ecclesiale forte e significativo. Un segno particolare e un ambito limitato, certo, ma pieno di suggestioni per quanto riguarda il modo di essere e di operare da cristiani nella società. Laicamente, si potrebbe dire. Nel rispetto pieno delle autonomie e, prima ancora, di ogni persona.

Si può naturalmente discutere e si discuterà ancora a lungo sulla realizzazione concreta dell’Irc, non priva di problematiche. Probabilmente si deve. Vuoi per adeguare sempre meglio l’offerta ai tempi e alle esigenze di allievi e famiglie, vuoi per mantenerne alto il profilo ideale. In questi anni la strada indicata si è mostrata non solo faticosa – come avviene per ciascun cammino degli uomini – ma soprattutto ricca di sviluppi e prospettive. Anche guardando fuori dall’Italia, in chiave europea. Ricordarlo, nell’occasione di un anniversario, vuol dire trovare nuovi stimoli, riscoprire motivazioni, rinnovare un impegno importante per tutti.

17 febbraio 2012

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