Stazioni quaresimali, un cammino di preghiera
Durante il periodo che precede la Pasqua, riprendendo un’antica tradizione, ogni giorno viene scelta una chiesa come luogo della celebrazione. L’obiettivo è fare un pellegrinaggio cittadino di R.S.
Il 22 febbraio, mercoledì delle Ceneri, Benedetto XVI ha avviato il cammino quaresimale nella sua diocesi con l’Eucaristia presieduta nella basilica di Santa Sabina, chiesa stazionale del primo giorno di quaresima. La liturgia di Roma, per tutta la quaresima e la prima settimana di Pasqua, indica ogni giorno una chiesa diversa come stazione, luogo della celebrazione. La parola latina statio vuol dire sosta, luogo dove la comunità cristiana pellegrina per la città si raccoglie intorno all’altare. La prassi è antica ed è testimoniata dai più antichi sacramentari (i libri che contenevano le preghiere per la celebrazione) e calendari.
Roma era molto diversa dall’attuale metropoli o da quella che, all’apice della potenza imperiale, arrivò a toccare il milione di abitanti. Mentre la comunità cristiana si organizzava e consolidava, la città era ampiamente contenuta dall’antica cinta muraria, anzi il decremento demografico creava zone rurali nello stesso perimetro urbano. I cristiani potevano ritrovarsi abitualmente intorno al vescovo, che celebrava insieme con il suo presbiterio, i diaconi e gli altri ministri. La celebrazione eucaristica di solito non era quotidiana (la frequenza di celebrazioni cresce infati nel Medioevo fino a diventare quotidiana nel volgere tra primo e secondo millennio), ma la quaresima costituiva un’eccezione: il digiuno penitenziale, protratto durante il giorno, era interrotto dalla comunione. Si celebrava ogni giorno in una chiesa diversa: la Chiesa di Roma percorreva così un pellegrinaggio cittadino nelle sue chiese. La statio era il tempo e il luogo del ristoro offerto dalla parola di Dio e dal Pane eucaristico, che il digiuno faceva davvero percepire come viatico, ovvero «pane del cammino» che sostiene giorno per giorno nel pellegrinaggio della vita.
Quando possibile, non ci si incontrava direttamente nella chiesa stazionale, ma in una vicina, detta «colletta» (ovvero luogo di raduno dell’assemblea). Col tempo crebbe la venerazione per le reliquie dei martiri e dei santi custodite nelle chiese: la loro intercessione è invocata durante la processione penitenziale, il loro esempio si offre all’imitazione dei fedeli che vogliono seguirne le orme per condividere con loro la gioia del Regno di Dio. La diffusione dei libri liturgici della Chiesa di Roma e i racconti dei pellegrini fecero sì che la prassi si diffondesse in molte diocesi, italiane ed europee, nelle quali si disegnarono percorsi stazionali modellati sull’esempio romano.
Oggi la città si estende ben oltre le antiche mura e le chiese stazionali sono praticamente tutte nel centro storico: restano luoghi di santità, tesori di storia e di arte, centri di vita religiosa secondo i carismi più vari (parrocchie, monasteri di clausura, chiese di ordini religiosi, rettorie). Recarvisi in pellegrinaggio e partecipare all’Eucaristia è un modo per caratterizzare la quaresima come vero periodo di esercizi spirituali, in comunione con i cristiani di Roma che ci hanno preceduto e che, con la grazia di Dio e la conversione del cuore, speriamo di ritrovare nella luce eterna di Dio Padre.
23 febbraio 2012