E se la società civile disintossicasse il sistema bancario?

Dalla Finanza Etica gli “anticorpi” contro la sbornia di titoli tossici che gli istituti creditizi non riescono più a smaltire. Per tornare a concedere credito, come da sempre in 400 anni di storia di Fabio Salviato

È chiaro oramai a tutti che l’attuale crisi finanziaria è stata innescata, nel 2008, come conseguenza dell’«enorme» emissione di titoli che non avevano più un “sottostante” reale di riferimento. In pratica i famosi titoli sub-prime, emessi dalle banche americane, contenevano al loro interno mutui ipotecari, concessi generalmente a famiglie americane che non avevano più la capacità di rimborsare la banca. Oggi il totale di questi titoli, che include non solamente i sub-prime ma anche altri cosiddetti “derivati” e tipologie simili, anche se diminuito come dimensione rispetto allo scoppio della bolla speculativa nel 2008, ha comunque una dimensione che equivale a circa 10 volte il Pil mondiale. In pratica una “valanga di carta”, che oramai non ha valore. Si tratta di titoli che sono stati acquistati dal sistema bancario ad un prezzo (poniamo esempio 90) e che ora, nella migliore delle ipotesi, valgono un prezzo di gran lunga inferiore (circa 10). Una parte significativa di questi titoli tossici si trova nei portafogli delle banche, altri sono collocati nei portafogli di famiglie, imprese e istituzioni.

Uno dei principali problemi del sistema finanziario sta proprio qui: le banche devono trovare un sistema per disintossicarsi dalla sbornia di titoli tossici che hanno nei propri portafogli. In pratica dovrebbero sbarazzarsene, ma non lo possono fare perché non sanno come smaltirli. Non solo, dovrebbero anche essere educate a non continuare ad acquistare tali titoli, come stanno invece facendo anche in questa fase. Ed allora come fare per curare il paziente ammalato? Come possiamo ripristinare un sistema che ritorni a concedere credito, cioè a dare fiducia alle imprese, e alle famiglie?

Su www.finansol.it circola un bel articolo dove si chiarisce che il paziente banca va disintossicato, altrimenti rischia di morire. Ma se il paziente è dipendente, cioè è un “tossico” che va curato, non possiamo certamente immaginare che sia il paziente stesso a trovare la cura e soprattutto a “garantirsi” la guarigione. Dobbiamo trovare una realtà, che sia prima di tutto “sana”, che possa saper applicare la cura adeguata al fine di ottenere tale guarigione.

All’interno della società civile, a partire dal sistema stesso della Finanza Etica, che ha saputo per primo crearsi delle regole e buoni anticorpi, possiamo sicuramente trovare le organizzazioni che, assieme alle istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali, potrebbero costituire “lo strumento adeguato” per iniziare il processo di disintossicazione del sistema. E questa è già una prima buona notizia. Trovato lo strumento va definita la terapia, cioè la procedura per la disintossicazione, vale a dire la progressiva eliminazione dei titoli tossici, un autentico “cancro” che va estirpato dai portafogli delle banche. La ricetta prevede una fase di convalescenza, con regole ben precise. Ad esempio, la principale è che il malato “tossico”, una volta “curato”, deve astenersi dall’acquisto di nuovi titoli tossici, altrimenti ritorna la malattia. La seconda regola è che, una volta raggiunta la “guarigione”, la banca ritorni a concedere credito: questa è l’attività che il sistema bancario ha sempre realizzato in 400 anni di storia.

E così, grazie al fondamentale sviluppo delle organizzazioni sane della società civile, il malato “sistema finanziario” potrebbe trovare la strada della guarigione. Il nuovo denaro prestato andrà a sostenere soprattutto iniziative che non solo creano nuovi posti di lavoro stabili, ma che siano compatibili con l’ambiente, in modo da creare circuiti virtuosi e far riprendere un’economia, una finanza, e una società oggi piegate su se stesse. Una proposta che è possibile e realizzabile se le istituzioni, il governo in primis, la potessero prendere in considerazione. La sua applicazione richiederebbe un periodo certamente non breve ma realistico per recuperare quella voglia di senso e di reale che in questi ultimi decenni si è smarrita.

Meditiamo: sicuramente non possiamo immaginare che il “banchiere tossico” possa continuare a restare in questa condizione, ma soprattutto non possiamo immaginare che le autorità centrali continuino ad alimentare la sua dipendenza. Il tossico non ha oggi la capacità di intravvedere un percorso di uscita, e allora ascoltiamo la voce e le proposte che provengono dalla finanza etica e dalla società civile: potrebbero essere un modo originale, ma efficace, per uscire da una crisi che purtroppo si è avvitata su se stessa.

4 dicembre 2012

Potrebbe piacerti anche