Adolescenti, generazioni a confronto

di Angelo Peluso

Abbiamo visto quante influenze hanno i comportamenti dei genitori sul successivo vissuto dell’affettività e della sessualità dei loro figli. Una nostra ricerca è stata condotta esaminando alcuni modelli relazionali familiari e le loro ripercussioni sui giovani soprattutto sul piano emotivo. Le aree di indagine sulle coppie sono state: la stabilità (intesa come accettazione dei continui cambiamenti evolutivi e personali condivisi da entrambi i partner senza temere di perdere il proprio equilibrio individuale e di coppia); la funzionalità/disfunzionalità (che rappresenta una sorta di dna di ogni relazione proprio per la sua peculiare unicità e l’inevitabile influenza su tutti i punti successivi); la soddisfazione/insoddisfazione nel rapporto; le aspettative vicendevoli; le aspettative dai figli; il gioco relazionale tipico; l’immagine che danno ai figli; quale sia il loro mito ideale della coppia, senza tralasciare naturalmente le possibili reazioni dei figli.

In linea molto sintetica e generalizzata possiamo dire che nelle coppie tra i 30 e i 40 anni le aspettative non sono chiare, ma mutevoli. La difesa dell’autonomia è una regola di base, ma spesso nasconde la paura del legame. In questo periodo non esiste un mito ideale di coppia, ma la fa da padrone l’idea che tutto va bene finché funziona e poi si vedrà… La specifica situazione che analizziamo prevede inoltre che i figli, adolescenti, siano molto vicini come generazione ai loro genitori, ma possiamo dire che questo non è un segno di maggiore comprensione. Perché nella maggior parte dei casi il figlio nato molto presto ha bloccato l’adolescenza di quei genitori. Per questo ci si può trovare di fronte a fenomeni di aggressività immotivate, soprattutto quando la coppia attraversa una crisi: il figlio è visto come un indiretto colpevole di quella situazione.

Viceversa assistiamo a fenomeni di iperprotettività e di fortissimo (e pericoloso) attaccamento nei casi in cui ci sia stata una rottura del legame coniugale o qualora la donna abbia cresciuto da sola il figlio. Abbiamo visto adolescenti molto bisognosi del gruppo dei pari, come compensazione a una scarsa identità personale.

In questa fascia d’età la stabilità della coppia è sempre a rischio, la funzionalità/disfunzionalità dipende da situazioni particolari molto variabili. Un peso notevole lo hanno le famiglie di origine soprattutto in considerazione del fatto che hanno dovuto sostenere economicamente la coppia ai suoi inizi. La soddisfazione/insoddisfazione nel rapporto, poi, è ciclotimica (a fasi alterne), le aspettative vicendevoli sono tenute nascoste in quanto non si ritiene l’altro sensibile ai propri bisogni, le aspettative dai figli sono eccessive anche se non lo si vuole ammettere, il gioco relazionale tipico è quello del “tirare il sasso e nascondere la mano”. L’immagine che questi genitori danno di sé ai figli è quella di una coppia instabile, che spesso “li usa” nei propri conflitti. Quale sia il loro mito ideale di coppia è così legato a immagini utopistiche. I figli riceveranno così un modello di insicurezza esistenziale che si ripercuoterà in comportamenti superficiali per cui tenderanno a ricercare sempre il consenso dal gruppo dei pari o dal suo leader.

Nel gruppo 41-50 anni le aspettative sono chiare, ma implicite. L’autonomia è temuta e desiderata allo stesso tempo. Gli appartenenti a questa fascia d’età danno per scontato che la coppia deve avere come riferimento il mito ideale dell’unione per sempre, quasi fiabesca. I nostri adolescenti hanno i loro genitori maggiormente rappresentati in questo gruppo; sono le coppie della generazione degli anni ‘60: hanno vissuto un certo romanticismo e talvolta dei traumi per le idealizzazioni profonde in ogni rapporto affettivo. Qualora ci sia stata una separazione tra i coniugi (cosa purtroppo molto frequente) si trascinano dietro un senso di vuoto. Gli adolescenti hanno con questi genitori un rapporto altalenante che va dall’amicizia (che spesso fa perdere i confini vicendevoli) al litigio conseguente a incomprensioni sulle regole dell’autonomia (promessa e negata contemporaneamente).

L’adolescente che ha i genitori in questa fascia d’età è alla ricerca di sempre nuove identità, è soggetto a mode continue, ha una conoscenza abbastanza chiara del sesso, ma con molti miti sulla normalità, sull’affettività ecc., nonostante una sufficiente cultura di base. Sono inoltre molto critici con i genitori vissuti “vicini e lontani “ nello stesso tempo.

Molti di questi giovani hanno i genitori separati, il che crea difficoltà nella costruzione dell’identità personale soprattutto perché tendono a imitare modelli esterni non sempre positivi. È comunque presente un certo dialogo tra le due generazioni anche se spesso è fonte di tensione. In questa fascia la stabilità esiste nonostante le continue crisi esistenziali vissute per lo più a livello individuale, la funzionalità/disfunzionalità dipende molto dalla realizzazione personale (nel lavoro in genere) che si ripercuote sulla coppia proprio perché talvolta manca la necessaria alleanza, la soddisfazione/insoddisfazione nel rapporto è manifestata in modo chiara ed è soggetta spesso a rapporti difficili e conflittuali con le famiglie di origine (troppo invadenti sin dalla nascita di quel rapporto di coppia e che spesso diventano “l’alibi” per giustificare ogni crisi). Le aspettative vicendevoli, però, sono abbastanza chiare e quelle legate ai figli sono molto forti, a volte eccessive soprattutto perché si tende a usarli nel conflitto coniugale o a “vivere le loro emozioni” come compensazione a un proprio vuoto. Il gioco relazionale tipico è il “né con te né senza di te” e l’immagine di sé che questi genitori danno ai figli è a volte molto positiva, mentre talvolta a prevalere è l’idea che “la coppia come istituzione è una cosa che tende a stancare”. Il loro mito ideale della coppia è legato molto agli anni ’60 e i figli hanno sentimenti contraddittori nei quali bisogno di vicinanza e fuga dai genitori si alternano continuamente.

Nel gruppo 51-60 anni le aspettative sono molto coperte e non chiare. Alla base di tutto c’è la visione della coppia come “base di appoggio” nella vita. Hanno molte aspettative sulla terza età; spesso investono energie su quel periodo considerato come l’occasione per raggiungere un equilibrio mai avuto prima. Gli adolescenti trovano in questi genitori o comportamenti iperprotettivi o un certo lassismo dovuto ad una delega pedagogica alle istituzioni o a un fratello più grande, giustificata dalla eccessiva differenza di età con i figli. Spesso i giovani si sentono soli e non trovano la possibilità di dialogare in famiglia (il che crea spesso un senso di solitudine).

I giovani sono così bisognosi del gruppo, temono e desiderano contemporaneamente l’autonomia, hanno difficoltà relazionali latenti. In queste coppie la stabilità fa parte delle regole indissolubili del rapporto, la funzionalità/disfunzionalità sono collegate non alle persone, ma ai risultati del sistema coppia in termini di efficienza, la soddisfazione/insoddisfazione nel rapporto non è mai in discussione in quanto si parte dal presupposto che la coppia deve necessariamente comportare gioia e dolore, le aspettative vicendevoli sono su aspetti poco legati ai bisogni personali, le aspettative dai figli sono molto forti (si vive per loro) e il gioco relazionale tipico è una pseudo-alleanza che nasconde rigidissime regole relazionali. L’immagine che danno ai figli è di “un tempo antico vincente a dispetto delle mode” e li costringono a un eterno conflitto tra la modernità (a cui i ragazzi tendono ad aspirare) e una solidità apparente che è comunque una forte ancora di sicurezza. Il loro mito ideale della coppia è conseguente a quanto detto, mentre le reazioni dei figli sono legate ad atteggiamenti rinunciatari o alla forte contestazione.

28 marzo 2008

Potrebbe piacerti anche