“Adozioni” per lo sviluppo
L’impegno del Gruppo India, fondato 25 anni fa, a favore dei bambini più poveri. Progetti di solidarietà in molti Paesi di Graziella Melina
Adozioni a distanza per il sostegno di bambini poveri, malati, emarginati. Centri per la promozione della donna. Progetti di sviluppo che assicurino lavoro e dignità. È rivolto a tutti i Paesi più poveri, in particolare ai bambini, l’impegno di solidarietà che da 25 anni anima il Gruppo India. Fondato dal padre gesuita Mario Pesce, di ritorno da un viaggio in India con un gruppo di giovani dell’Istituto Massimo di Roma, il Gruppo iniziò la propria attività con il progetto «Adozione-Borsa di studio», per sostenere la missione di un sacerdote indiano che si occupava di 130 ragazzi, bisognosi di tutto.
Da allora, grazie al passaparola nelle parrocchie, nelle famiglie, nelle scuole, e al coinvolgimento di numerose realtà missionarie, l’attività si è estesa anche in Brasile, Africa, Filippine, Cina, Indonesia, alcuni Paesi europei. «Il nostro impegno – spiega fratel Paride Colombo, presidente e responsabile del Gruppo India – va al di là della nostra congregazione». I progetti di sostegno, infatti, vengono realizzati con la collaborazione di sacerdoti, missionari, suore, e in sinergia con le Chiese locali. E sono tanti: dalla scuola all’acquisto dei farmaci; con un’attenzione anche all’aspetto ludico, troppo spesso negato. «Questa rete di rapporti – sottolinea – ci dà il senso di universalità della Chiesa».
Grazie ai progetti di adozione a distanza, attualmente sono circa 20mila i bambini che ricevono aiuto ed istruzione nelle varie missioni. «Il nostro progetto di adozione è un po’ particolare – precisa Fr. Colombo -. Per noi è importante non il singolo bambino ma il gruppo. In questo modo si dà la possibilità di non escludere nessuno». E mostrando l’immagine di un bimbo, aggiunge: «Lui rappresenta i bambini poveri del mondo. Deve entrare nella nostra preghiera, nella vita quotidiana. Come fratelli abbiamo il dovere di dare un nostro contributo». Il messaggio del gesuita si fa più chiaro: «Il nostro annuncio primario è che l’adozione a distanza non si deve limitare a voler dare del denaro, ma vuol dire aprirsi a questa realtà dei bambini poveri». Fr.Colombo, che coordina il gruppo da undici anni, di viaggi nei Paesi più poveri ne ha fatti tanti. Da pochi mesi è tornato dall’India. «Lì – racconta – la povertà principale è la mancanza di educazione e formazione». Ma poi parla di scuole che nascono all’interno delle foreste. Frequentate addirittura da 500 alunni. «In Angola – racconta – negli istituti delle suore canossiane, i bambini arrivano senza aver mangiato». Eppure vanno a scuola, spesso facendo ore di cammino a piedi.
18 luglio 2006