Amore e guerra, l'”Aida” a Caracalla
Il capolavoro di Verdi arriva sul palco delle Thermae Antoninianae diretta da Daniel Oren con la regia di Maurizio di Mattia di Francesco d’Alfonso
Opera evocatrice di atmosfere regali e solenni, intrise di una religiosità arcaica, “Aida” ha da sempre trovato nei ruderi delle antiche Thermae Antoninianae il luogo ideale per la rappresentazione all’aperto. Diretto da Daniel Oren con la regia di Maurizio di Mattia, il capolavoro verdiano andrà in scena dal 15 luglio al 5 agosto alle Terme di Caracalla per la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma.
Commissionata a Giuseppe Verdi da Ismail Pascià, Khedive d’Egitto, per festeggiare l’apertura del Canale di Suez nel 1870, “Aida” fu rappresentata per la prima volta al Cairo il 24 dicembre 1871, un anno più tardi del previsto, a causa della guerra franco-prussiana che isolò Parigi dal resto del mondo e impedì che le scene e i costumi, realizzati nella capitale francese, raggiungessero Il Cairo in tempo utile. L’esordio fu trionfale, Verdi fu chiamato trentadue volte in palcoscenico, e da allora “Aida” è diventata una delle opere più eseguite in tutti i teatri del modo.
Pur tenendo presenti le esigenze spettacolari del grand-opéra, l’autore muove i personaggi in una sublime tensione drammatica, indagando la loro intimità e sottolineandone la psicologia più recondita: cosicché l’ambientazione storica della vicenda non è fondamentale nell’opera quanto «la necessità drammaturgica di ogni dettaglio» (G. Ruffin). Questo spiega il passaggio dai maestosi spazi dell’impero egizio (il palazzo del Re, il templi, le piramidi, ma anche i “cieli azzuri”, le foreste d’Etiopia, il fiume Nilo) all’intimità dei personaggi, che soccombono tutti, travolti dalle ragioni del potere.
Come recita il frontespizio del libretto di Antonio Ghislanzoni, «l’azione ha luogo a Menfi e Tebe, all’epoca della potenza dei faraoni». Ramfis, gran sacerdote, annuncia al giovane Radamès, capitano delle Guardie, l’imminente invasione della Valle del Nilo da parte degli Etiopi e rivela che la dea Iside ha già indicato il nome del guerriero che guiderà l’esercito contro gli invasori. Radamès spera in cuor suo di essere il prescelto e di coprirsi di gloria per apparire ancora più valoroso agli occhi di Aida, la schiava etiope che egli ama in segreto. Amneris, la figlia del Faraone, anch’essa innamorata del giovane, finge amicizia nel confronti di Aida, giurando tra sé di vendicarsi. Il Re, apprendendo che le armate etiopi guidate dal re Amonasro sono in marcia verso Tebe, proclama dinanzi alla corte che Radamès sarà il comandante dell’esercito. Sola, Aida si dispera: in realtà è figlia di Amonasro e piange combattuta tra l’amore che sente verso Radamès e il sentimento che la lega al padre e al suo popolo. Successivamente Amneris, per comprendere i sentimenti di Aida, le dà il falso annuncio della morte di Radamès in battaglia. L’angosciata reazione della schiava non lascia più alcun dubbio ad Amneris, che si proclama sua rivale e le svela l’inganno.
Radamès rientra vincitore alla testa delle sue truppe e viene incoronato dalla principessa egizia. Amonasro, condotto prigioniero dinanzi al Re, implora la grazia per il suo popolo che, su intercessione del condottiero, viene accordata. Il Re concede a Radamès la mano della principessa, nominandolo suo successore al trono. Amneris, alla vigilia della cerimonia, si reca a pregare al tempio di Iside. Intanto Amonastro, avendo scoperto l’amore tra sua figlia e Radamès, le impone di farsi rivelare dal condottiero la strada che gli egiziani percorreranno, così da consentire agli etiopi in rivolta di avventarsi sul nemico; poi, non visto, ascolta il colloquio tra i due innamorati, nel corso del quale Radamés svela ad Aida i piani dell’esercito egizio. Amonasro non può trattenersi dall’esultare alla notizia, svelando così la propria identità all’incredulo Radamès.
Escono allora dal tempio Amneris e i sacerdoti; il re etiope si avventa con un pugnale contro la principessa ma Radamès le fa scudo con il proprio corpo mentre Aida e il padre fuggono. Il giovane si consegna a Ramfis per essere giudicato come traditore. Ancora innamorata, Amneris si reca alla prigione di Radamès e gli offre di intercedere presso il Re a patto che rinunci ad Aida. Il condottiero rifiuta l’offerta e viene condannato dai sacerdoti ad essere sepolto vivo nei sotterranei del tempio. Nella cripta Radamès, mentre vede chiudersi su di sé la botola, vede Aida. La giovane si è nascosta lì per poter morire accanto all’amato. Mentre i due amanti attendono serenamente la morte, nel tempio di Vulcano, Amneris piange disperata e prega per la pace eterna dell’uomo che ama.
(La foto in alto è di Corrado Maria Falsini)
2 luglio 2010